La strage di Forlì

Sedici ebrei in precedenza internati in Provincia di Pesaro trovarono la morte nel settembre del ’44 nell’eccidio perpetrato da reparti nazisti e repubblichini nell’area dell’aeroporto di Forlì. Insieme a loro, altri civili – ebrei e non – per un totale di vittime che è stato calcolato a fatica e con un ritardo di anni sui fatti. Oggi si parla di 42 persone, di cui 18 o 19 ebrei, che in giornate diverse di settembre, ammanettate dietro la schiena, furono condotte dalle SS in quel luogo devastato dalle bombe presidiato dalla GNR, per essere freddate con un colpo di fucile o di pistola. 

Il 6 luglio ’45, la Questura di Forlì rendeva nota al Consolato inglese a Firenze una notizia in merito all’eccidio. Ciò avveniva su sollecitazione dello stesso consolato, a sua volta interpellato da Lissi Lewin, sorella di Arthur, una delle vittime.  Scrive il questore che il 5 settembre ’44, primo giorno della strage, il comando tedesco delle SS comunicava loro quanto segue: “Venti comunisti italiani e stranieri sono stati giustiziati”.

Nel numero degli uccisi di quel giorno si contano dieci internati ebrei. Questi i loro nomi: Amsterdam Arthur; Amsterdamer Israel Isidoro; Goldberg Joseph; Gottesmann Georg; Lewsztein Joseph; Lewin Alfred; Morpurgo Gaddo; Pächt Karl; Stiassny Ludwig; Timan Joseph.

Per le donne il giorno della morte fu il 17 settembre. E’ conservata la lettera di Rosenzweig Maria  al figlio Giorgio dal carcere di Forlì, come si può vedere nella scheda di Maria che parla di sette donne in attesa di conoscere il loro destino. I loro nomi sono i seguenti: Amgyfel Riwka; Amsterdam Selma; Richter Sara Jalka; Rosenbaum Lea Isa; Rosenbaum Elena (non internata in Provincia di Forlì); Hammerschmidt Jenny; Rosenzweig Maria. 

Grazie alla ricerca che abbiamo effettuato nei luoghi dell’internamento, possiamo dare un contributo alla ricostruzione della dinamica di alcuni arresti, non certo alla “spiegazione” di un atto brutale e assurdo.

I coniugi Joseph Israel Goldberg e Riwka Sara Amgyfel furono rinchiusi nel carcere di Forlì il 27 luglio ’44, prima di tutti gli altri correligionari. La cattura iniziale dovrebbe essere avvenuta nel territorio stesso di Sant’Ippolito dov’erano internati, con ogni probabilità da parte di un presidio della GNR. Ciò si ricava dal fatto che non è segnalata dalle forze dell’ordine una loro fuga dal comune, come si riscontra puntualmente in tutti i casi di allontanamento. Poi, la consegna alla guarnigione tedesca con destinazione Forlì.

Sei degli altri internati – Arthur Amsterdam, Joseph Lewsztein, Georg Gottesmann, Gaddo Morpurgo, Ludwig Stiassny, Joseph Timan – furono catturati a Urbino da reparti tedeschi e, ad eccezione di Arthur, i restanti vennero presi direttamente in ospedale. Lo affermiamo anche per G. Gottesmann in quanto le ultime notizie poco prima dell’arresto lo danno lì ricoverato. I più giovani del gruppo sono Arthur, 22 anni, e Gaddo, 24 anni.

I coniugi Karl Pächt e Maria Rosenzweig furono catturati nel territorio di Sant’Angelo in Vado – precisamente a Cà Merigiolo – da sette tedeschi armati che l’8 di agosto del ’44 li presero e li portarono a Urbania dove li trattennero per qualche giorno, finché il 12 li tradussero a Forlì per incarcerarli. Il fatto è testimoniato dalla stessa Maria Rosenzweig nell’imminenza della morte nella lettera al figlio Giorgio.

Restano sei casi: gli Amsterdamer, i Lewin – madre e figlio – e le due Amsterdam, madre e figlia. Tutti costoro erano internati nel comune di Fermignano, ma solo per Lea Isa Rosenbaum il Libro della memoria e il volume Ebrei in Romagna collocano l’arresto nel comune stesso.

Ora, in base ai dati reperiti a livello locale, possiamo affermare con certezza che Alfred Lewin e sua madre Jenny Hammerschmidt furono arrestati in località San Gregorio di Fermignano da un preciso distaccamento tedesco, del quale si conosce anche il nome del comandante. Per i particolari si rimanda alle schede dei nominati.

Infine, grazie alla testimonianza di un abitante di Fermignano – Giovanni Bischi – si può ipotizzare che anche le ultime tre vittime, Israel Isidoro Amsterdamer, Selma Amsterdam e sua madre Sara Jalka Richter, siano state catturate nell’area del comune. Il testimone Giovanni Bischi – nato a Fermignano il 10/08/1922, antifascista fin da giovane e arruolato tra i partigiani locali da novembre ’43 ad agosto ’44 – ci ha riferito quanto accadde nel suo paese.

Il 7 giugno ’44 un treno carico di munizioni saltò in aria in un tratto ferroviario non distante dal centro e la popolazione fu obbligata a sfollare nella campagne. Anche gli ebrei internati furono obbligati a trasferirsi in località note alle autorità municipali. Ben presto queste ultime dovettero fronteggiare la pretesa di corpi militari germanici di conoscere la dislocazione degli ebrei, pertanto incaricarono un impiegato comunale di individuarli uno ad uno. In questo modo vennero facilmente catturati dai tedeschi.

Anche il testimone si trovava sfollato in campagna. Con lui c’erano persone provenienti dalle città, compresi diversi ebrei che avevano fatto perdere le proprie tracce, tra i quali ricorda le sorelle Perugia di Urbino. Bischi sostiene che dopo la guerra a Fermignano di ebrei non ce n’erano più, quindi chi si era salvato (Ndr: Joseph David Amsterdam, scampato fortunosamente alla strage della sua famiglia) se ne andò subito.

Giovanni Bischi, che diventerà sindaco nel 1970 e manterrà l’incarico fino al 1990, afferma che anche la documentazione ufficiale scomparve dai locali del municipio, pertanto ai ricercatori fu ben difficile trovare tracce precise sulla vicenda degli internati, salvo scarni riferimenti rinvenuti nei fascicoli ECA. Egli ricorda con precisione alcune delle vittime, persone che in precedenza erano state aiutate anche dalla sua famiglia. In particolare ha presente una madre e un figlio notevolmente alto che camminavano sempre insieme, avanti e indietro nel centro del paese (Ndr: Alfred Lewin, alto m. 1,90 e Jenny Hammerschmidt, sua madre); poi ricorda “il barbiere”, che aveva lasciato il centro del paese per rifugiarsi in località Cà Lozzo (Ndr: Israel Amsterdamer), e riferisce di altri ebrei internati che non sono da annoverare tra le vittime. Per la testimonianza, la fonte di riferimento è indicata come GBis.  

Inchiesta e procedimenti giudiziari sulla strage.

Nel novembre del 1944 lo Special Investigation Branch britannico aprì un’inchiesta sull’accaduto attraverso la quale, grazie alla collaborazione di un disertore tedesco, si accertò che l’eccidio venne compiuto dal distaccamento delle SS, l’Aussenkommando Sipo-SD di Forlì.

I responsabili delle stragi dell’aeroporto vennero identificati nelle persone di Hermann Grübb, Hans Gassner, Karl Schütz, Köller, Brandt, Pustowka, Alfred Kaspar e Helmuth Süptitz.

 Il fascicolo, passato alla procura generale militare italiana nel 1946, fu archiviato provvisoriamente e di fatto occultato nel 1960.

Venne ritrovato casualmente nel cosiddetto “armadio della vergogna” trent’anni dopo.  Nel 1996 la Procura presso il Tribunale militare di La Spezia ricevette il fascicolo e avviò nuove indagini.

Nel 2003, dopo aver accertato che tutti i presunti responsabili erano deceduti o irrintracciabili, gli atti furono archiviati.

 

Elenco delle vittime

        1. Amgyfel Riwka Sara, di Juda e Ida Aurappel (coniugata con J. Israel Goldberg),

        2. Amsterdam Arthur, di Joseph David e Sara Jalka Richter,

        3. Amsterdam Selma Sara, di Joseph David e Sara Jalka Richter,

        4. Amsterdamer Jsrael Isidoro, di David e Nacha Schamschwitel, (coniugato con Lea Rosenbaum)

        5. Goldberg Joseph Israel, di Heisig e Teodora Sara Sprinz (coniugato con Riwka Sara Amgyfel),

        6. Gottesmann Georg, di Norman Hersch e Cecilia Gotz,

        7. Hammerschmidt Eugenia Jenny, di Leopold e Berta Aschr (madre di A. Lewin),

        8. Lewin Alfred, di Giulio e di Eugenia Jenny Hammerschmidt,

        9. Lewsztein Joseph, di Boris e Salomona Brill,

        10. Morpurgo Gaddo, di Attilio e Maria Treves,

        11. Pächt Karl Joseph, di Adolf e Sofia Noè (coniugato con Maria Rosenzweig),

        12. Richter Sara Jalka (Salka), di Hirsch Chaim e Rachele Leycovich (coniugata con J. David Amsterdam),

        13. Rosenbaum Lea Isa, di Salomone e Rosa Schenkarski (coniugata con I. Isidoro Amsterdamer),

        14. Rosenzweig Maria, di Benzion e Gisella Sinag o Schinagel (coniugata con Karl Pächt),

        15. Stiassny Ludwig, di Jacob e Leondine Bergenthal,

        16. Timan Joseph Israel, di August Rudolf e Rosalia Keinhändler.