Difesa della razza italiana: RDL 17/11/’38, n.1728.

Le “contingenze belliche” si intrecciano con la legislazione razziale fascista. Il 15 luglio ’38 esce il Manifesto della razza redatto da un gruppo di dieci scienziati i quali, dopo aver specificato cosa debba intendersi per popolo razzialmente puro, asseriscono categoricamente: gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Le argomentazioni addotte dagli estensori rispondono a criteri biologici più che religiosi o culturali.

E’ il preludio delle leggi razziali che, volute da Mussolini, approvate all’unanimità dalla Camera e con pochissime eccezioni dal Senato, sottoscritte dal Re, diventano operative a partire dal mese di settembre dello stesso anno. Di conseguenza gli ebrei italiani vengono immediatamente estromessi dai pubblici uffici e privati dei fondamentali diritti di cittadinanza, a cominciare da quello all’istruzione a tutti i livelli, fino all’università. Subiscono nel contempo pesanti limitazioni nell’esercizio delle professioni e delle attività economiche. Non si parla ancora di segregazione, ma si predispongono schedature meticolose e costantemente ripetute per gli appartenenti alla cosiddetta razza ebraica, i quali anche se nati e residenti da generazioni in territorio italiano, non fanno parte della razza italica, ariana per definizione. Le schede predisposte da un apparato burocratico solerte e prono a un tempo, verranno largamente utilizzate dai funzionari della Repubblica di Salò e dai loro alleati nazisti quando, dopo l’otto settembre ‘43, inizierà la deportazione verso i campi di sterminio.

Dunque, tutti gli ebrei, compresi coloro che hanno combattuto per la patria nel primo conflitto mondiale e successivamente aderito al neonato partito fascista, sono potenziali nemici. Per questo vengono allontanati dall’esercito con effetto immediato, quale che sia il ruolo e il grado ricoperto (RDL.22/12/’38 n.2111).

Lo stato di allerta si accentua con l’aggressione di Hitler alla Polonia e, benché il nostro Paese non sia ancora coinvolto nelle operazioni belliche, la diffidenza nei confronti degli ebrei cresce vistosamente. Il 25 settembre ’39 il Capo della polizia telegrafa ai prefetti: è stato segnalato che notizie false e tendenziose che circolano nel Regno momento politico attuale, sarebbero diffuse da elemento ebraico a scopo di creare disorientamento tra il popolo… Sia esercitata oculata vigilanza… e siano adottati provvedimenti di rigore nei loro confronti.

Con l’avvicinarsi dell’ora fatale della dichiarazione di guerra, il parossismo anti-giudaico tocca l’apice e il 6 giugno ‘40 il ministero dell’Interno sollecita le questure affinché vigilino sull’elemento ebraico capace di propaganda disfattista e attività spionistica.
M. Sarfatti.