Scheda

Timan Josef (Joseph) Israel



Didascalia:

Fotografia tratta dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del dicembre '41.

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: Breitner Salomea
In Italia a: Milano
In Italia da: Vienna
Percorso di internamento: C. di c. di Agnone (CB) dal 25 luglio 1940 ai primi di luglio '41; c. di c. di Isernia (CB) da luglio a settembre '41; Monteroduni (CB), dal 29 settembre '41 a dicembre dello stesso anno; Urbania (PS) dal 16 dicembre '41 al 3 dicembre '43 quando è incarcerato a Urbino. Recluso fino a giugno '44.
Ultima località o campo rinvenuti: Urbania (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia:
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; A1; A2; A2B, b.350; LDM; ASCU; EFo; YGuiet; GCER; JewG; Ancestry; Nero, Maly; Doew; AFZ, Ikg, SFH; Auschwitz; Czernowitz; Belgio; TTiman; Bad.


Presente fasc. in ASP:
Profilo biografico:

Dalla immatricolazione per Soggiorno stranieri in Italia compilata a Urbania (PS) il 18 dicembre ’42, sappiamo che Josef Timan entra nel Regno il 22 giugno del ’39 con passaporto germanico rilasciato a Vienna il mese precedente e prorogato a Milano nel ’41.

Conosce la lingua italiana e proviene da Vienna dove è nato il 28 aprile 1892. E’ rappresentante di commercio, anche se a volte viene detto impiegato. 

Avendo preso domicilio a Milano è qui che, sulla base di decisione ministeriale, lo raggiunge l’ordine d’internamento subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno del 1940.

Tutto ciò si ricava dai documenti scritti conservati presso l’Archivio di Stato di Pesaro.

Proseguiamo nella ricostruzione biografica avvalendoci di quanto risulta in tale archivio e in quelli dei comuni nei quali viene ristretto, lasciando per ultime le notizie ottenute nel 2018 grazie a una pluralità di fonti: gli archivi austriaci e svizzeri, altri siti e soprattutto i discendenti e i congiunti rintracciati in Gran Bretagna e USA.

Nel luglio del 1940 Josef Timan viene fatto accompagnare da agenti di polizia al campo di concentramento di Agnone (CB), prima sede della sua restrizione. Di qui pochi mesi dopo, in settembre, egli inoltra una lettera nella sua lingua al Consolato generale tedesco a Milano, non sappiamo per quale problema. Chiede poi alle autorità centrali l’autorizzazione a leggere i libri in lingua tedesca che ha ricevuto da Vienna, con ogni probabilità dalla moglie. Si tratta di due dizionari – uno Tedesco/Francese, l’altro Tedesco/Italiano – e di due volumi di cucina. Nella risposta, il Ministero della Cultura Popolare trasmette alla Pubblica Sicurezza il proprio nulla osta per i soli dizionari.

Nell’istanza rivolta il 4 luglio ’41 al Ministero dell’Interno, Josef perora il trasferimento in un comune, dove potrebbe vivere come internato libero. Fa presenti ragioni di salute e sottolinea di trovarsi nel campo di concentramento di Agnone da “circa un anno”. Accusa vari disturbi e un forte deperimento organico, visto che per un’altezza di un metro e 74 centimetri pesa solo 48 chilogrammi.

Un’annotazione sul testo recita: è stato recentemente trasferito a Isernia. Si tratta di un altro campo di concentramento. Nel nuovo comune di destinazione viene ricoverato in ospedale, dopodiché è trasferito a Monteroduni, sempre in provincia di Campobasso. Di qui il 12 ottobre ’41 egli inoltra una nuova richiesta. Vorrebbe il trasferimento in località a clima mite che sia dotata di medico e farmacia. Le sue necessità vengono attestate anche dal sanitario competente a livello provinciale.  

Due mesi dopo, a fine anno, l’internato giunge in provincia di Pesaro ed è destinato a Urbania, comune in cui vivrà per due anni e che non lascerà più fino all’incarcerazione finale.

Intanto il prefetto di Milano informa l’omologo di Pesaro che nelle sedi precedenti Timan usufruiva del sussidio e conferma la necessità di proseguire con la contribuzione. Poi richiama le ragioni che determinarono la limitazione di libertà cui il cittadino ebreo è sottoposto: E’ stato internato perché appartenente alla razza ebraica e non avendo titolo di rimanere nel Regno.

Nel febbraio ’42 Timan rivolge alla Santa Sede, per il tramite del Ministero dell’Interno, la richiesta che sua moglie residente a Vienna possa raggiungerlo, ma l’istanza non ha seguito. Riesce invece a ottenere aiuti finanziari dalla Delasem di Genova e di Nonantola. Inoltre a Urbania entra in buoni rapporti con  un internato politico non ebreo, il dott. Demetrio di Demetrio, il quale nel novembre ’42 gli rilascia un certificato medico.

Il rapporto epistolare con la consorte, che egli chiama Mea, è costante, come risulta nelle registrazioni effettuate in quell’anno dall’addetto comunale di Urbania il quale annota puntualmente indirizzi e oggetto, mentre non conserva copia dei testi, per cui mancano le lettere in sé.

Da settembre ’42 in poi le comunicazioni con la moglie Mea si interrompono. Per diversi anni non riusciremo a spiegarcene la ragione.

C’è poi la posta diretta al figlio Rudi (Rudolf) a un preciso indirizzo, una struttura di accoglienza situata in Francia nella regione della Creuse, le Chateau de Masgelier, gestita dall’organizzazione ebraica dell‘OSE.

 Josef nel ’42 corrisponde con vari conoscenti, fra i quali:

 -  Herbert Neuwalder, internato ebreo tedesco conosciuto in precedenza nei campi di concentramento di Agnone e Isernia, e ora ristretto in quello di Ferramonti di Tarsia (CS);

 -     alcuni cittadini di Vienna, fra cui Maria Kohn, la dr.ssa Luise Schwarzbard e Wilhelm Breitner, che scopriremo essere suo suocero.

 Con i cambiamenti e le vicende politiche occorse in Italia nel 1943, la condizione degli ebrei, residenti, sfollati o internati che siano, diventa oltremodo critica, finché l’ordine di polizia di Buffarini Guidi del 30 novembre ’43 ne dispone l’arresto generalizzato. Josef Timan viene fermato il 3 dicembre ’43 dai carabinieri di Urbania assieme a diversi correligionari. I loro nomi compaiono anche nella nostra lista. Si tratta di:

 -       Joseph Hess

 -       Ralph Helmann

 -       Salomone Levi di Michon

 -      Szantò e Ancona, famiglie sfollate.

 Tutti costoro sono tradotti nelle carceri di Urbino. 

Pochi giorni dopo, il sanitario delle carceri, dott. Severino Baiardi Cerboni, certifica che Timan non può essere trattenuto presso la struttura essendo questa completamente sprovvista “di infermeria e di ogni attrezzatura sanitaria”. Su tale base il detenuto chiede il ricovero in ospedale o in casa di cura.

In realtà viene trasferito nelle carceri di Pesaro dove entra il 27 dicembre ’43, come risulta dal foglio matricola con la sua Posizione giuridica. Lo si definisce insegnante (senza specificare l’ambito) e si precisa che è stato fermato perché appartenente alla razza ebraica.

E siccome il medico provinciale lo giudica idoneo ad essere inviato in campo di concentramento, il carcerato chiede di poter tornare nelle carceri di Urbino e di attendere lì le decisioni della questura. Tale richiesta è datata 13 gennaio ’44. Timan fa presente che il suo stato di salute si è aggravato anche per la prostrazione dovuta all’insonnia. 

Viene accontentato con il trasferimento nelle carceri di Urbino. Di qui il 2 marzo ’44 rinnova la richiesta di potersi sottoporre a visita da parte del medico provinciale. Nella domanda leggiamo che ha due figli. In effetti oltre a Rudi (Rudolf), nato a Vienna il 13 giugno del ’32, c’è pure la figlia Marietta, nata il 5 settembre 1924 nella stessa città.

Il 10 maggio ’44, nuovo disperato appello di Josef Timan. Ancora una volta il sanitario delle carceri dott. Baiardi Cerboni lo appoggia, esprimendo il parere che il paziente-detenuto non possa permanere in reclusione. Tuttavia il medico provinciale, dott. Marco De Marco, lo contraddice. Pur rilevando alcune patologie, lo giudica idoneo a sopportare il regime del campo di concentramento.

La questione viene affrontata dal Questore di Pesaro il 20 maggio ’44: Josef Timan deve restare in carcere in attesa di destinazione. Pochi giorni dopo, concede al detenuto la restituzione dell’anello nuziale.

Il dott. Baiardi Cerboni non demorde. Avendo registrato un ulteriore peggioramento nelle condizioni del paziente, rifacendosi ai suoi precedenti certificati, il 30 giugno richiede e ottiene il ricovero in ospedale. E’ il direttore delle carceri di Urbino a comunicare che il 2 luglio il detenuto entra nel nosocomio cittadino.

Dalla lettera del direttore veniamo a sapere che le prigioni sono state trasferite presso la Casa di Rieducazione per Minorenni di Urbino, senz’altro per ragioni belliche. 

A questo punto nei documenti d’archivio si registra un vuoto temporale. Per il seguito della vicenda dobbiamo giungere al 13 novembre ’45, data dell’informazione che il Questore di Pesaro trasmette al Record Bureau Displaced Persons della Sottocommissione alleata. Tale organismo era stato interpellato dal figlio di Joseph, Rudi Timan, quando aveva dodici anni. Il ragazzo si trovava rifugiato in Svizzera privo di qualunque notizia del padre e voleva rintracciarlo. 

La risposta del questore è che l’ex internato fu catturato in ospedale a Urbino dalla gendarmeria tedesca e trasportato a Forlì, dopodiché se ne persero le tracce.

Dal Libro della memoria sappiamo che l’arresto avvenne il 12 agosto ’44. Josef Timan fu detenuto a Forlì-carcere e morì in eccidio nel campo d’aviazione cittadino il 5 settembre seguente. Per la vicenda si veda il capitolo che abbiamo denominato Strage di Forlì.     

La storia non poteva chiudersi qui. Troppe domande restavano aperte sulla discendenza e sulla restante parte della famiglia nei due rami principali, Timan e Breitner. Per ricostruirne la vicenda, per molti aspetti drammatica, acquisiamo preziosi elementi dalla Comunità Ebraica di Vienna.

Innanzitutto occorre dire che nel 1938 e nei due anni seguenti, Josef e la moglie Mea come migliaia di ebrei austriaci decidono di avviare la pratica per l’emigrazione compilando appositi questionari. Il fondo archivistico relativo, conservato presso la sede della Comunità, è uno dei più ricchi del genere come si può vedere nelle Fonti  alla voce “Raccolte rilevanti”.

I testi sono prestampati e le domande seguono un preciso schema.

Il primo questionario porta impressa più di una data poiché nei frenetici contatti con gli interessati venivano apportate continue aggiunte e aggiornamenti. 

La data iniziale è il 2 novembre ’38. Josef Timan afferma di avere la cittadinanza tedesca del Reich, di essere residente a Vienna dal 1892, cioè dalla nascita, e di abitare a Vienna in Josefstätterstrasse. E’ sposato e lavora nel campo della moda maschile (creatore/produttore di biancheria) in quanto la sua formazione professione è di “confezione di abiti maschili”. Come ultima attività svolta, dice di essere stato rappresentante e commesso per biancheria e cravatte. Inoltre ha appreso un mestiere nuovo, quello di tagliatore (sartoriale) di biancheria maschile.

Riguardo alla conoscenza delle lingue, dichiara di sapersi esprimere in un inglese “fluente”. 

Quanto alla situazione economica presente e allo stipendio mensile, risponde: “Niente, zero”. 

Afferma di avere la possibilità di procurarsi i documenti necessari per l’emigrazione e di volersi trasferire a Shanghai. Per parte sua, come progetto di vita nel nuovo soggiorno vuole lavorare nel settore che conosce (produzione di biancheria da uomo), mentre sua moglie vorrebbe svolgere il lavoro di cuoca o di governante per bambini. 

Alla domanda se dispone dei mezzi per emigrare risponde: “Zero, niente”. Come referenza all’estero fa il nome del dr. Leopold Plaschkes. 

Se possibile, vorrebbe espatriare assieme a tutti i membri della famiglia, cioè la moglie Salomea Timan, nata a Cernauti il 6 marzo 1896, la figlia Marietta – definita “cucitrice” –  e il figlio Rudolf. 

Sul testo compare la seguente sintesi della scheda, alla data del 30 novembre 1938: 

Coppia con 2 bambini per Shanghai. Il richiedente è rappresentante per biancheria maschile e cravatte, impiegato da Wolf Wimmer, Grüntorgasse 5. Guadagnava 200 Gulden al mese. Dopo la svolta il richiedente viene licenziato senza preavviso. Vive con difficoltà degli assegni della disoccupazione. Aiuti aggiuntivi dalla I.K.G. (alimentari + qualche RM ogni tanto). Il suo appartamento è stato sbarrato 15 giorni fa. Perciò una certa miseria. Impressione: molto sincero e serio. Richiesta: venirgli incontro in ogni modo possibile. Quattro persone, viaggio con nave a vapore e viaggio in treno per Shanghai. 

Segue un’aggiunta datata 21 giugno ’39 dove si leggono gli estremi del passaporto, rilasciato a Timan il 23 maggio precedente, e la meta, che a questo punto è ben diversa da quella ipotizzata inizialmente: Italia. 

Da notare che il numero del passaporto corrisponde esattamente a quello riportato nei documenti italiani. 

Il questionario si conclude con la parte riguardante Theresia (Tilla) Breitner, sorella della moglie Mea/Salomea, che ha pronti i documenti – passaporto, visto, foto, certificato medico – per emigrare a Londra. 

In merito all’appartamento di Vienna in Josefstätterstrasse, sbarrato intorno al 15 novembre ’38, c’è da dire che quelli erano i giorni immediatamente successivi alla cosiddetta Notte dei cristalli. Da allora in poi i Timan e i genitori della moglie cambieranno residenza diverse volte.  

Nel secondo questionario occorre osservare attentamente le date poiché sui fogli vengono fatte aggiunte successive. 

Qui si riprendono parti del testo precedente in relazione alle dichiarazioni del capofamiglia: la composizione del nucleo, la padronanza della lingua inglese sia nello scritto che nel parlato e le referenze all’estero.  A tale proposito vengono fatti i nomi di Leopold e Lotte Plaschkes. Compare un nuovo indirizzo della famiglia: Scheuchgasse, Vienna 9, (9° Distretto). 

Si ribadisce che Josef è “licenziato e senza stipendio”. 

Non troviamo più l’accenno alla Cina ma al Commonwealth britannico o agli U.S.A. dove un conoscente – il sig. James Galles, New York, Bronx – dovrebbe o avrebbe dovuto attivarsi per agevolare l’emigrazione della famiglia. 

Si attendono i documenti direttamente dal consolato americano, via aerea, e una mediazione per l’Affidavit a favore di Josef Timan. Egli ribadisce che vorrebbe emigrare con la famiglia intera, altrimenti lui subito e gli altri più tardi. Il progetto è di lavorare nel suo campo o fare il decoratore di vetrine. 

Tuttavia, una nota recita: 

Le carte promesse a Timan da Galles non sono ancora arrivate, per favore si chiede pronto espletamento escludendo i bambini altrimenti la partenza rischia di essere posticipata senza speranza.  

Segue un prestampato per richiesta di contributo per il visto.

Evidentemente nel corso dei mesi – da maggio ’38 a giugno ’39 – le difficoltà incontrate hanno fatto maturare altre scelte. Infatti ora leggiamo che Josef Timan ha intenzione di emigrare in Italia “il 21 giugno ’39”, data esattissima, tanto è vero che il suo ingresso nel Regno è ufficializzato il giorno seguente.

Quanto agli altri congiunti, la cognata Theresia si offre come cuoca e bambinaia e progetta di migrare in Inghilterra, mentre sembra che la moglie Salomea intenda procrastinare la partenza fino alla fine di luglio (1939) in attesa di un contributo per il visto. Ma c’è da dire che ha con sé gli anziani genitori e probabilmente non vuole lasciarli soli. Deve trovare una via di salvezza anche per loro.

Riteniamo che i figli, non menzionati, non siano più a Vienna: il piccolo Rudi nel marzo del 1939 o alla fine del ’38, quando ancora non ha compiuto i sette anni, si separa dai genitori e intraprende il suo viaggio verso la Francia; la figlia Marietta emigra in Gran Bretagna in data prossima a quella del fratello.   

Presso la Comunità Ebraica di Vienna è conservato il Libro di nozze di Josef e Salomea, i quali si sposano il 26 novembre 1922 nella stessa Vienna. Nel documento sono riportati i dati anagrafici e le generalità di entrambi e dei testimoni. Assumono tale funzione il padre Wilhelm per la sposa e il fratello Bernhart per lo sposo. 

Ne riferiamo qui di seguito con l’aggiunta di elementi anagrafici acquisiti da altre fonti. 

-      Josef Timan, nato a Vienna il 28/04/1892,

 -     Salomea/Sali, nata a Cernauti (Czernowitz) il 6/03/1896.

 Genitori di lui: 

-      padre Rachmiel, vulgo Rudolf Timan (di Leopold) 

-      madre Chaje Sara, vulgo Rosalia, Kleinhändler, 

(l’uno morirà nel 1929, l’altra nel 1932).

 Genitori di lei:

 -      padre Schaje Wolf (Wilhelm) Breitner (di Moses), nato il 15/09/1869, 

-      madre Rebeka o Rebekka Burger (di Wolf, calzolaio), nata il 15/06/1872. 

La coppia (genitori di Mea) è originaria di Sadagora, antico distretto di Cernauti (Czernowitz), noto per un’importante presenza ebraica di tradizione chassidica. Sulla loro fine diremo più avanti. 

Josef Timan ha otto fratelli, tutti nati a Vienna. I dati sotto-riportati si basano su informazioni della Comunità Ebraica, su documenti posseduti dai figli di Marietta Timan e sulle risultanze dei siti che si occupano delle vittime dell’Olocausto, fra cui Cazerne Dossin e Shoah Victimes Database. 

 Questi i loro nomi con indicati gli estremi di nascita e morte. 

1-   Hermann/Hermine, (1875-1935). Si sposa nel 1901 con Josefa Schiller; figli Carl (1904) e Melane/Melanie (1902), deportata.

 2-    Dartsche (1877- deceduto pare nel 1884.

 3-    Mali/Amalia, (1879-1923), coniugata Roman.

 4-    Arnold, gemello di Mali, (1879 – deceduto pare nel 1880).

 5-    Marie (1881-1918). Si sposa nel 1908 con Richard Singer.

 6-   Fanni/Franciska, (1884-1942), si sposa nel 1911 con Karl Shuller. Entrambi vittime della Shoah.

 7-  Jacob (1888). Si sposa nel 1913 con Rosa Gruenhut; figli Hans e Paul. La famiglia risulta ammessa negli USA (Bronx) il 9 agosto 1945. Qualcuno di loro torna a Vienna. 

8-     Bernard (Bernhart) (1889-1932).

 9-    Josef/Israel, (1892-1944). Ucciso in eccidio.

Oltre a Josef, sono ricordati tra le vittime della Shoah la sorella Fanni e il marito Karl Schuller, nato nel 1886 a Damberice, Cecoslovacchia, di professione mercante. i due coniugi, che vivevano a Vienna, sono deportati di qui nel maggio ’42 e periscono a Lublino, Polonia (in Shoah Victimes database la data di nascita di Fanni è il 12/01/1888). 

Tra gli ebrei deportati dal Belgio compare poi la nipote di Josef, Melanie, di Herman Timan e Josepha Shiller, nata a Vienna il 9 dicembre 1902. Su di lei si veda più avanti. 

Inoltre, Jacob Timan è incluso tra gli ebrei di Vienna perseguitati ed espropriati dei loro beni, in particolare i depositi bancari. 

 Bisogna ora soffermarsi sulla tragedia della moglie Salomea.  

Josef Timan, come si è detto, teneva una fitta corrispondenza con Vienna, documentata dalle registrazioni effettuate presso l’archivio comunale di Urbania. Scriveva alla moglie, al suocero e a diverse persone di cui nel registro si indicano gli indirizzi. Se si va a fondo nelle relazioni con tali persone raggiunte attraverso la corrispondenza postale, si tocca con mano la tragedia della Shoah.

Le notizie sui corrispondenti sono state acquisite attraverso la Comunità Ebraica di Vienna e l’Archivio di documentazione sulla Resistenza Austriaca, dal quale emerge che tra maggio e agosto 1942 avviene la deportazione di un gran numero di ebrei viennesi. 

Nel 1942 Salomea abita in via Kraftgasse come i genitori. La stessa residenza è riferita anche alla dottoressa Louise Schwarzbard, alla quale scriveva Josef Timan da Urbania. 

-     Louise Schwarzbard, nata a Reichenberg nel 1894, viene deportata a Terezin in ottobre ’42 per morire ad Auschwitz nell’ottobre ’44. 

 In seguito, gli appartamenti vuoti di tale via vengono usati come casa per anziani, molti dei quali deportati. Stessa cosa per l’ultimo indirizzo a cui risponde Salomea, Schmelzgasse, nel quale troviamo una lista di 25 nomi di residenti che saranno deportati e che sembrano molti attempati. Fra questi, i genitori della stessa Salomea, arrestati quattro giorni prima della figlia.

 -  Wilhelm (Schaje Wolf) Breitner e Rebekka Burger vengono arrestati il 13 agosto 1942 e condotti a Terezin. Di qui il 29 settembre ’42 sono tradotti a Treblinka per non fare più ritorno.

 -  Salomea viene fermata il 17 agosto 1942, deportata a Maly Trostinec (Trostinets) e uccisa poco dopo il suo arrivo, il 21 agosto ‘42. 

C’è pure un’anziana signora che abita all’ultimo indirizzo citato: Maria Kohn. Nel ’42 le scrivevano da Urbania sia Josef Timan che un altro internato ebreo, Ludwig Stiassni. 

 -   Maria Kohn, nata nel 1868, il 10 luglio ’42 è deportata a Terezin e di lì a Treblinka, dove viene uccisa il 21 settembre seguente.

La località di Maly Trostinec, legata al tragico destino di Salomea, è un villaggio situato nei pressi di Minsk, Bielorussia, che fu teatro da luglio ’42 a ottobre ’43 della eliminazione di oltre diecimila ebrei viennesi. Costoro si aggiunsero ad altre decine di migliaia di vittime provenienti da vari Stati europei. Nell’opera di Waltraud Barton che ricostruisce la vicenda, Salomea è elencata con il cognome da sposata, Timan. Per tale campo di sterminio si veda la sezione “Germania e Austria” in  Approfondimenti: Prima e dopo la Shoah, presenza ebraica e vittime. 

C’è poi la cognata di Josef Timan, Theresia Breitner, sorella di Salomea. E c’è la nipote Melanie. 

Therese, nata il 5/4/1905 a Cernowski, lascia Vienna per il Belgio e non per la Gran Bretagna come progettava inizialmente. Stessa scelta quella di Melanie, non sappiamo se concordata con la congiunta. In Belgio le due donne verranno arrestate – in tempi diversi – e recluse presso la Cazerne Dossin. Il museo Cazerne Dossin di Malines-Mechelen conserva e mette a disposizione un gran patrimonio di dati e immagini. Si tratta di oltre ventimila volti sul complesso dei deportati che ammonta a 25.274 ebrei e 354 zingari, di cui i sopravvissuti in totale sono 1.395.

Dai documenti d’archivio si ricava che Therese Breitner migra da Vienna a Bruxelles il 19 luglio 1939, mentre Melanie Timan lascia Vienna nel novembre di quell’anno e va a vivere ad Anversa. Entrambe dunque si trovano in Belgio prima che venga invaso dalla Germania nazista il 10 maggio 1940. Ben presto un decreto tedesco stabilirà che tutti gli ebrei presenti devono iscriversi nel Registro ebraico del Belgio, come risulta per Melanie e Theresia. 

Nella carta di identità rilasciatale ad Anversa, Melanie viene definita apolide. La sua professione è quella di pianista, mentre in altra lista è detta “corrispondente”. Nell’agosto ’42 riceve dai nazisti l’ordine di denunciarsi per i lavori forzati. Incarcerata presso Cazerne Dossin, è inclusa come prigioniera n. 576 nella lista di deportazione. Il suo treno – trasporto numero 3 – parte il 15 agosto e arriva ad Auschwitz-Birkenau il 17 agosto 1942. Lì Melanie Timan perisce in data sconosciuta. 

Therese Breitner resta libera più a lungo. Viene arrestata a Bruxelles il 22 marzo 1944 e registrata in Cazerne Dossin come prigioniera n. 346. Le si attribuisce la professione di “linotipista”. Deportata con il trasporto n. 24, giunge ad Auschwitz il 7 aprile 1944 ed è marchiata con il numero 76603. Obbligata ai lavori forzati, nel ’45 deve affrontare la “marcia della morte”. Nonostante ciò, sopravvive: sarà liberata dall’esercito inglese a Bergen Belsen il 15 aprile ’45. 

Therese è una dei quattro ebrei originari della Bucovina (Czernowitz) passati da Cazerne Dossin – in totale 104 – che riescono a salvarsi. 

In seguito Therese vive per un periodo in Svizzera, dove si ricovera in sanatorio per curare la poliomielite, e lì si ritrova con il nipote Rudi Timan, come diremo. 

Salomea (Sali) e Therese Breitner avevano diversi fratelli, di cui riportiamo le date di nascita, mentre ignoriamo quella di morte, salvo in un caso. Questi i loro nomi: 

 -     Isidor (1892)

  -    Marie Ernestine (1897)

  -    Rosalie (1900)

  -  Leopold (1903). Quest’ultimo risulta deportato il 20 ottobre ’39 da Vienna a Nisko, Polonia. Non sopravvissuto. Fu Adolf Eichmann ad avviare nell’ottobre del 1939 la deportazione a Nisko (a sud di Lublino) di un contingente di ebrei proveniente da Vienna e da altre località. 

Un doveroso spazio va dedicato ai figli di Josef e Salomea. 

Rudi è il primo che abbiamo incontrato quando dodicenne contattava le Forze Alleate per conoscere la verità sulla sorte del padre.

Dal responsabile del sito “Bonjour les enfants”, abbiamo avuto conferma della presenza di Rudi Timan nella lista dei bambini passati attraverso la Casa di accoglienza di Masgelier a Le Grand Bourg, distretto della Creuse. Otteniamo dalla stessa fonte ulteriori notizie.  Rudi (Rudolf), di nazionalità “ex-austriaca”, entra in Francia nel marzo del 1939. Inizialmente viene accolto nella casa dell’OSE di Montmorency presso Parigi, poi nel maggio 1940, quando si rende necessario evacuare i bambini ebrei, è accolto nel castello di Masgelier. A gennaio ’42 è ancora presente in tale struttura. Successivamente viene trasferito in Svizzera, dove arriva il 22 maggio ’43.  

Tali passaggi trovano conferma anche nel sito JewishGen alla voce Hidden Children in France, dove la presenza più lontana di Rudi a Masgelier è nel luglio 1940. 

Abbiamo rintracciato i passi di Rudi Timan attraverso un percorso non lineare. Tra gli indirizzi a cui suo padre Josef faceva riferimento durante l’internamento a Urbania, ce n’era uno che portava a Winterthur, Svizzera. Destinatario era M. Breitner, che scopriamo essere Markus Breitner, cugino della moglie, notissimo attore e regista teatrale. Nato nel 1902 a Sadagora, stessa città natale dei genitori di Salomea, Markus Breitner si forma negli anni Venti alla scuola di recitazione di Vienna. In seguito lavora in vari teatri svizzeri, dirige lo Stadttheater Chur e per un cinquantennio il prestigioso Summer Theatre di Winterthur. Qui muore nel 1988. 

Come anticipato, suo cognato Josef Timan gli scrive dall’internamento di Urbania. Salvo una cartolina, gli inoltra sempre lettere, i cui estremi nell’anno ’42 sono annotati diligentemente dall’impiegato comunale. In particolare Josef scrive a Markus una volta in giugno e luglio, ancora il 10, 19, 21, 24 agosto, di nuovo il 1°, 7, 11, 20 settembre e il 1° e 2 ottobre, dopodiché le registrazioni della corrispondenza si fermano, per Josef come per tutti gli internati. 

Dopo la deportazione di Salomea da Vienna il 17 agosto ’42, pare che qualcuno avverta il marito perché da quel momento in poi non le scrive più, mentre intensifica l’epistolario con il cugino Markus. Al suocero (deportato in agosto ’42) Josef non scrive più dopo il mese di giugno.

 L’Archivio di storia contemporanea di Zurigo (AFZ), a cui ci rivolgiamo per avere notizie su tale “M. Breitner” altrimenti sconosciuto, chiarisce l’identità della persona e ci informa sugli anni di permanenza in Svizzera di Rudi Timan, di cui Markus Breitner è una sorta di zio, essendo cugino della madre. Riscontriamo così che l’Associazione Soccorso per i rifugiati ebrei Svizzera (VSJF) con sede a Zurigo, ha sostenuto materialmente e moralmente il giovane rifugiato per tutto il tempo della sua sofferta permanenza nella Confederazione elvetica. Stessa cosa da parte dell’associazione Aiuto ai bambini migranti, pure di Zurigo. 

Contattiamo poi l’Agenzia svizzera per i rifugiati (SFH) che conserva traccia della richiesta di residenza permanente in Svizzera del giovane Timan. 

Dal questionario compilato da Rudi nel marzo ’48 e da altre carte d’archivio ricaviamo conferme e nuove informazioni. In merito al padre, il ragazzo afferma che faceva il mercante. I genitori sono detti “deportati”. A proposito della madre, egli scrive che non ha dato più notizie di sé dal 1942. 

Dovendo indicare i parenti di riferimento, egli cita:

 -     zia  Theresia (Therese, Lina, Tilla) Breitner nata il 5/4/1905, 

-      Markus Breitner, cugino della madre, artista già nominato che vive a Winterthur,

 -    la sorella Marietta, che inizialmente viveva a Uttoxeter nello Staffodshire, Inghilterra, presso il St. Mary’s Mount, mentre ora si trova a Birmingham in una casa per bambini di cui si prende cura come assistente, 

-     zia Rosl Timan (Rosa Gruenhut in Timan, moglie di Jacob) della quale si riporta un indirizzo di Vienna risalente ad agosto ’44.

Alla data di rilascio del questionario, marzo ’48, Therese Breitner si trova in Svizzera per curarsi, visto che risiede nella Clinica “La Colline” di Leysin come ammalata. Di lei si è detto che avrebbe voluto emigrare in Gran Bretagna, mentre poi si era diretta in Belgio. 

A prendersi cura di Rudi sono diverse famiglie di Winterthur, in stretto rapporto con lo zio Markus. Rudi afferma di essere entrato in Svizzera il 7 maggio ’43 (in altre fonti risulta il 22 maggio) e di essere studente. Ha svolto per 40 mesi l’attività di apprendista compositore e si definisce ebreo non osservante.

Nel questionario i domicili precedenti al suo ingresso in Svizzera sono indicati come segue: 

-     dal ’32 al ’38 è a Vienna in Josephstättestrasse dove vive con i genitori, dato coincidente con la residenza di Marietta e con quanto dichiarato dal padre nel questionario del ’38, fino a che l’appartamento non venne “sbarrato”;

 -   dal ’38 al ’40 è a Parigi (da altre fonti l’ingresso in Francia è collocato a marzo ’39), poi a Montmorency presso il Kinderheim Osè Helvetia, mentre la sorella Marietta lascia Vienna per la Gran Bretagna prima di lui

-     da fine ’40 a maggio ’43 è a Masgellier nel Kinderheim GrandBourg Osè. 

 Quanto alla scuola, dal 1939 al ’40 ha studiato a Montmorency, più tardi a Masgellier, poi a Winterthur fino alla quinta classe. 

Come si è detto, l’appello lanciato da Rudi dodicenne dalla Svizzera attraverso le Forze Alleate giunge alla questura di Pesaro il 13 novembre ’45. Il figlio vuole conoscere la sorte del padre, ex internato in Italia. 

Sarà un collega di internamento e correligionario di Josef Timan, il dottor Marco Pordes a far pervenire alla Delasem di Roma la sua testimonianza sui fatti, come si può leggere in lingua italiana nel dossier dell’AFZ intitolato a Rudi Timan. A raccogliere le parole del medico polacco che condivise con Josef la reclusione nelle carceri di Pesaro, di Urbino e quasi certamente di Forlì, è un’associazione per l’emigrazione (HICEM) la quale risponde all’appello partito da Zurigo e diramato evidentemente in un vasto raggio. 

Il dottor Pordes afferma per certo che Josef Timan fu ucciso dalle SS tedesche per fucilazione nel settembre ’44 presso l’aeroporto di Forlì, assieme a dieci compagni. Non poté fare personalmente il riconoscimento delle salme poiché non era sul posto. In seguito si recò in Procura a Forlì dove i riscontri sull’eccidio erano verificabili. 

La notizia viene comunicata alla famiglia presso la quale Rudi vive a Winterthur e pure a chi si occupa della sorella Marietta in Gran Bretagna, in questo caso Ruth Fellner del Jewish Refugee Committee di Londra (Bloomsbury House), ente di riferimento per la ragazza verso la fine del 1945. Lei ha 21 anni, vive a Uttoxeter presso il St. Mary Mount e fa la baby sitter.

Accanto al nome di Rudi si scrive invece: Children-home “Wartheim”, Heiden. Scopriamo che si tratta di una dimora molto conosciuta situata nell’Appenzell, Svizzera, gestita oltre che finanziata dalla Jewish Women’s Association di Zurigo. E’ probabile che il piccolo Timan vi soggiorni per un periodo. 

L’associazione svizzera che si occupa del rifugiato propone di far riunire finalmente i due fratelli, un passo che invece non sarà mai fatto. 

Leggiamo ancora nei documenti svizzeri che per un breve periodo Rudi soggiorna presso l’orfanotrofio “Futura” in attesa di entrare nella Children-home di Heiden, poi vivrà presso famiglie diverse. Anche in seguito, quando sente parlare del primo nucleo che l’accolse, una famiglia di Winterthur lasciata nell’estate del 1945, il bambino non può trattenere le lacrime. 

Nel 1946 si presenta un problema alla scuola secondaria, l’obbligo della scrittura di sabato. Poiché non è possibile rinunciare a tale attività, Rudi viene trasferito a Basilea presso un altro istituto.

Nella primavera del 1947 il giovane va a vivere a Zurigo presso nuove famiglie. Studia con profitto e vorrebbe continuare il percorso avviato dedicandosi a un indirizzo tecnico. Indica espressamente di voler imparare a usare il computer! 

Numerose sono le lettere conservate presso l’AFZ di Zurigo. Tra quelle dirette a Rudi alcune provengono dalla polizia elvetica la quale intende definire la sua condizione giuridica di rifugiato staatenloss (apolide). Altre gli vengono inviate dagli organismi che lo sostengono psicologicamente e finanziariamente. Ci sono poi quelle che lo stesso Rudi invia come risposta o come informazione sul suo stato. Egli infatti si ammala in giovane età e per oltre due anni passa da un ospedale all’altro, con brevi intervalli a Winterthur o a Zurigo, periodi in cui riesce anche a trovarsi un lavoro. 

Lo zio Markus lo segue costantemente e contribuisce alle spese necessarie per il nipote. Tuttavia quando le necessità aumentano, lo stesso congiunto si trova in difficoltà finanziarie.

Il tema della mancanza di denaro è costantemente richiamato. Questo accade anche nella primavera del ’48 quando la zia Therese Breitner propone di tenere con sé per qualche settimana il nipote Rudi nella clinica di Leysin, ma vorrebbe la garanzia che fosse l’associazione di soccorso svizzera più volte nominata, la VSJF di Zurigo, a occuparsi dei pasti e degli abiti del ragazzo. Egli infatti non possiede neppure il cappotto. Therese prosegue dicendo che il direttore della clinica lo aiuterebbe facendolo dormire nel proprio studio. Quanto a lei, è “senza un soldo”. Infatti viene sostenuta da comitati di aiuto e dalla “Pro-Leysin”. 

Therese aggiunge che ha perso tutti i parenti stretti, tranne questo nipote e sua sorella (Marietta), per cui significherebbe molto per lei se il ragazzo potesse andare a trovarla di tanto in tanto.  

Come preciserà il capo della polizia di Berna il 15 maggio ’52, Rudi Timan aveva ottenuto “asilo permanente” il 14 aprile ’49 e più tardi un permesso di insediamento in Svizzera.  

In questo stesso mese e anno (maggio ’52), Irene Eger scrive che Rudi, giunto in Svizzera senza mezzi, è stato assistito dalla stessa organizzazione da lei rappresentata, il VSJF. I soggiorni di cura per Rudi Timan avvengono in Francia, a St. Nactaire Les Bains, o sul confine, nel sanatorio “La Fauvette” di Leysin, regione del lago di Ginevra verso la Francia. Oppure ci sono periodi di ricovero nel Kantonspital di Zurigo.

Ad assisterlo assiduamente sono Irene Eger e Gustav Plaschkes. E’ davvero singolare che quest’ultimo amico porti lo stesso cognome attribuito da Josef Timan alle persone che avrebbero dovuto fungere da referenti/garanti per l’auspicata emigrazione della famiglia nel 1938/’39!

In aprile ’53, come estremo tentativo per salvarlo, gli amici svizzeri prospettano a Rudi il trasporto a Parigi per cure specialistiche. L’ultima lettera del giovane è del 16 agosto. Pochi giorni dopo, il 31 agosto 1953, il giovane muore. Ha solo ventun anni. Nel febbraio ’55 qualcuno si accorge che nei magazzini dell’associazione di assistenza è rimasta la sua valigia. Ne viene informato lo zio Markus Breitner. 

Per Marietta Timan ci sarà un futuro. 

Nel giugno 2018 tramite l’agenzia AJR lanciamo un appello per rintracciarla. A intercettare il nostro messaggio è Dale Prince di Washington, terzo cugino di Peter e Gillian (Gill) Hill, figli di Marietta Timan, i quali vivono in Gran Bretagna. 

Inizia un intenso scambio di e-mail. Dale, congiunto in linea femminile attraverso i Breitner, discende da abitanti di Czernowitz che oltre cento anni fa lasciarono l’Europa per gli Stati Uniti d’America. Il nonno Jacob era cugino di Rebekka Breitner. Per parte sua, Dale come i suoi familiari aveva creduto per la maggior parte della sua vita che nessun parente stretto fosse stato così terribilmente colpito e fosse caduto nella trappola dell’Olocausto.

La storia familiare ritorna nella ricostruzione dei figli di Marietta Timan. 

La madre non parlava volentieri del suo passato. Se fosse dipeso da lei non ne avrebbe mai fatto cenno. I figli in qualche modo sentivano che non dovevano fare domande. L’unica cosa che diceva era che i suoi genitori erano stati uccisi in guerra e che lei non aveva mai scoperto cosa fosse successo. Li ha educati secondo la religione della Chiesa d’Inghilterra e non ha rivelato le proprie origini ebraiche. Anche la morte del fratello Rudi era avvolta in un velo di nebbia, tanto che Peter e Gill si figuravano che lo zio fosse deceduto durante la guerra come i nonni, seppure per malattia. Molto più tardi si resero conto che una sua fotografia era degli inizi degli anni Cinquanta. 

Marietta conosce il futuro marito Donald Hill – ingegnere –  nel 1948 e si sposa nel 1950. Nel 1955 nasce Gill, nel 1961 Peter. Nel ’64 la famiglia lascia Birmingham per Hertfordshire per ragioni di lavoro del padre. E’ solo quando lui muore, nel 2005, che i figli scoprono casualmente il certificato di nascita della madre tra i documenti di famiglia. Allora, grazie a esperti di ricerche genealogiche iniziano a ricostruire il passato e pure a interrogare la madre. Lentamente emergono la tragedia e il trauma vissuti. A distanza di settant’anni lei ha ancora paura dei nazisti, tanto che un giorno – ormai viveva in una casa di cura – la sentono dire: “Loro qui non verranno, non mi prenderanno.” 

Dopo le rivelazioni sul suo passato, riprende a farsi chiamare con il nome austriaco di Marietta, piuttosto che di Marie con il quale era conosciuta in Inghilterra. 

Racconta che da bambina giocava spesso con due cugini, i fratelli Hans e Paul – figli di Jacob Timan – uno leggermente più grande e l’altro un po’ più piccolo di lei. E ritorna col pensiero all’ultimo contatto con la madre Salomea in occasione della partenza da Vienna, la cui data non è stata appurata. Prima di lasciarla partire con un kindertransport che l’avrebbe strappata per sempre da lei e dal loro paese, la madre le cuce un anello d’oro nell’orlo del vestito per non farlo trovare dai nazisti e la saluta con queste parole: “Abbi una buona vita”. Il gioiello è ancora conservato da Gill.

Marietta diceva che durante il viaggio teneva per mano una bambina più piccola che aveva bisogno di essere rassicurata, mentre lei, già ragazzina, si proiettava idealmente nel nuovo paese in cui sarebbe andata a vivere. Raccontava che i tedeschi salirono sul treno ma non fecero nulla. Una volta che il convoglio arrivò in Olanda, le donne del posto entrarono nei vagoni e li soccorsero con bevande calde al cioccolato. 

Viene affidata a una famiglia del Derbyshire con la quale non si trova bene, raccontava che veniva trattata quasi come una domestica. Poi con la seconda andò meglio. In un documento in possesso dei figli si dice che aveva circa 14 anni quando arrivò a Mickleover nel Derby e fu affidata appunto prima a una famiglia, poi a un’altra. Ciò autorizza a collocare la partenza da Vienna nel 1938, essendo Marietta nata nel ’24. 

La giovane inizia subito a studiare sia la lingua inglese che le materie legate alla puericoltura e all’educazione dei bambini e supera brillantemente tutte le prove. Nel 1944 un attestato della Croce Rossa certifica che ha seguito con esito positivo un corso sulla cura dei bambini, mentre un Diploma del ’46 attesta che si è occupata dei minori da zero a due anni. 

Nel dossier di Rudi abbiamo letto che Marietta inizialmente viveva a Uttoxeter nello Staffodshire presso il St. Mary’s Mount, poi nel marzo ’48 si trovava a Birmingham in una casa per bambini, dei quali si prendeva cura come assistente. E sappiamo da altre fonti (Archivio Nazionale del Regno Unito) che nel ’48 a Birmingham ottiene la naturalizzazione. 

Gill ricorda che sua madre stabilì una forte amicizia con un’insegnante del Nursery Nurse College – Marguerite Black – persona che forse rappresentava per lei una figura materna. 

Infine diventa insegnante elementare e in seguito istruttrice di fitness. 

Grazie a una collega di lavoro di Peter, negli scorsi anni i fratelli Hill hanno iniziato ad acquisire documenti sui propri rami familiari. Sono entrati anche in contatto con la vedova del cugino Hans – morto nel 2004, mentre il fratello di Hans, Paul, muore nel 2008 – ma senza riuscire a sapere molto della storia dei Timan, se non che Paul soffrì molto a Vienna negli anni della guerra. Il rammarico è di non averli potuti contattare prima. 

Oltre a ciò, Peter e Gill conservano fotografie e lettere o cartoline che zia Tilla (Theresia) inviava alla mamma, di solito a Natale. La loro madre aveva mantenuto contatti con lei per diversi anni, forse senza sapere che aveva conosciuto il campo di sterminio. Di certo Peter e Gill lo ignoravano, così come non sapevano in quale circostanza fosse morto il nonno Josef Timan. Entrambe le notizie giungono loro dalla nostra ricerca. 

Verso il 1970 i rapporti con Tilla si interrompono bruscamente, su di lei non sanno altro.

Dall’archivio di Cazerne Dossin noi veniamo a sapere che dopo Bergen Belsen, Tilla era stata rimpatriata in Belgio il 25 maggio 1945. Due anni dopo, nel 1947, era partita per la Svizzera, ritornando brevemente in Belgio prima di rientrare in Austria. 

Gill non è sicura che Rudi e zia Tilla abbiano partecipato al matrimonio dei suoi genitori nel 1950, ma sa per certo che mamma e papà sono andati a Winterthur prima della morte di Rudi avvenuta nel 1953. Secondo Gill, sua madre voleva sapere cosa fosse successo ai genitori, ma non approdò a nulla, non venne neppure a conoscenza della rete ebraica che stava ricostruendo i fatti.

Resta aperta la domanda sul perché i due fratelli furono separati nel momento di lasciare Vienna e anche in seguito.

In merito, Gill aveva sentito osservare che il bambino era biondo, quasi che potesse passare più facilmente per non ebreo. Dunque, allontanare i figli l’uno dall’altro voleva dire offrire una probabilità in più di salvarsi. In seguito, con il matrimonio, Marietta si lega indissolubilmente alla Gran Bretagna, mentre la malattia di Rudi è alquanto precoce e non gli permette di prendere decisioni, tanto meno di spostarsi. Da anziana, Marietta Timan diceva che avrebbe anche accettato di perdere i genitori in guerra, ma la scomparsa di un fratello in così giovane età le sembrava una vera crudeltà. Di lui aveva forte rimpianto.

Paura, separazione dai genitori, perdita dei propri cari, esilio, tutto ciò non può non segnare la psicologia di un ragazzo o di un bambino. Marietta, secondo la figlia, aveva un aspetto molto più giovane dei suoi anni e a volte un atteggiamento infantile dovuto forse alle carenze affettive e al trauma vissuti. Negli ultimi anni si muoveva sulla sedia a rotelle ed era difficile spostarla in città.

L’esperienza è stata determinante per Peter che ha deciso di avviare il lavoro di autista di taxi per disabili. 

La madre è morta nel 2012, poco prima di compiere 88 anni. Peter e Gill ci inviano numerose fotografie di famiglia grazie alle quali possiamo ridare un volto a diversi protagonisti di questa storia. Le immagini con ogni probabilità sono pervenute alla madre dopo la guerra da parte di Theresia Breitner, la zia che diceva di aver perso quasi tutti i parenti con i quali aveva avuto contatto nella vita.