Scheda

Brandweiner in Sell Alice (Ulike)



Didascalia:

Brandweiner Alice. Arolsen Archives.

Famigliari compresenti: madre e figlio
Coniugato/a con: separata
In Italia a: Abbazia (Fiume, ora Croazia)
In Italia da: /
Percorso di internamento: Urbania (PS) dal 3/11/'42 al 4/12/'43 quando fugge.
Ultima località o campo rinvenuti: Urbania (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: Roma
Fonti:

ASP; ASCU; A1; A2; Bad.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Compare nel registro degli iscritti alla comunità ebraica di Vienna, dal quale risulta che il padre era originario di Trieste e la madre di Bielitz (Bielsko), Polonia.

Nel '42 il Prefetto del Carnaro segnala il caso al Ministro dell’Interno, dimostrando di conoscere tutti i movimenti dell'ebrea apolide Brandweiner Alice. Nell’ottobre del '38 giunse ad Abbazia (Fiume) proveniente da Londra, dove tornò a dicembre. Nell’aprile del ’39 era di nuovo ad Abbazia. Ora il Prefetto ne propone l’immediato allontanamento dalla provincia “in ottemperanza alle norme generali della polizia militare preventiva per il tempo di guerra”. Il giudizio sulla giovane è sferzante sia sul piano politico che su quello personale e morale. “Trattasi di ebrea straniera decisamente ostile al nostro paese, capace di esplicare qualsiasi attività contraria ai nostri interessi nazionali.” E' definita poi “di sentimenti filo-inglesi, ostili all’Italia e al Regime Fascista".

Il Prefetto puntualizza che  non ha alcun “interesse legittimo” a risiedere ad Abbazia. Inoltre non depone a suo favore il fatto che parli inglese, o addirittura che canticchi canzonette in tale lingua nei locali pubblici. L’allontanamento avviene il 24 ottobre ’42 con la consegna del foglio di via che le concede dieci giorni per giungere in Provincia di Pesaro. Alice arriva a Urbania con la madre Gizela, di professione cantante, autorizzata a convivere con lei. Gizela (Gisella), figlia di Giuseppe e Spitzer Rosalia, nata a Bielitz nel 1878, è vedova.

Con ogni probabilità i periodi trascorsi a Londra da Alice erano finalizzati a perfezionare la lingua inglese che insegnava privatamente.

La stessa resta internata nel comune di Urbania per circa quattordici mesi, durante i quali per le precarie condizioni economiche della famiglia usufruisce del sussidio stataleIn questo periodo riceve aiuti finanziari da privati di Trieste, Volosca (distretto di Abbazia) e Abbazia stessa. Tra le persone che l'aiutano compaiono anche due cittadini dell'area di Fiume che portano il suo cognome  da sposata, Sell.

Resta traccia del sussidio ricevuto nel luglio e nel settembre '43 anche per la madre.

Il 4 dicembre '43 fugge da Urbania assieme agli ebrei internati Ludovico Grüner, Irma Olschowski, Robert Schnitzler e Mosè Rosenzweig. Ad alcuni la fuga non riesce, mentre lei fa perdere le proprie tracce. La ritroviamo a Roma con la madre.

La permanenza nella capitale sarà piuttosto lunga, come apprendiamo dal fascicolo a suo nome conservato negli archivi della Croce Rossa a Bad Arolsen. Nel questionario, aggiornato fino a ottobre 1951, viene ricostruita sommariamente la storia di Alice e della madre che vive con lei e non vuole separarsene benché malata di Parkinson. Le due congiunte intendono emigare in Usa e attendono l'autorizzazione, essendo iscritte nella quota della emigrazione austriaca. Inoltre la madre dice che in Austria ha perso la casa e tutti i congiunti uccisi dai nazisti, perciò non vuole tornare là.

A New York vive l'unica parente rimasta, Greta Spon, che per Alice è una zia e può aiutarla a rifarsi una vita. La stessa Alice ha studiato lingue e musica a Vienna e lavora come insegnante di lingue, attività che svolgeva anche ad Abbazia visto che conosce il tedesco, l'inglese, il francese e l'italiano. 

A Roma sono vissute a lungo presso un istituto religioso, lo stesso dove si rifugiarono dopo la fuga da Urbania restando nascoste fino alla liberazione. La madre Gizela, nata , che ha frequentato le scuole elementari e una scuola per modista a Vienna, si definisce ebrea-cattolica ma nei documenti è detta ebrea. Afferma che i congiunti sono stati tutti deportati e non se ne sa più nulla.

Alice giunse in italia - ad Abbazia-  prima della madre. Quest'ultima si trovava a Vienna e cercava di andarsene a causa delle persecuzioni razziali. Ci riuscì nel 1940 grazie ai documenti falsi ottenuti appunto dalla figlia. Allora potè raggiungerla e restò con lei fino al momento dell'internamento in Italia. Durante tutto il tempo di permanenza a Roma vengono assistite dall'UNRRA, dal Joint e dall'IRO - International refugee organisation - che le considera ammissibili all'emigrazione. Nel maggio '47 le due richiedenti avevano ottenuto il passaporto austriaco dalla legazione dell'Austria a Roma.

Nei documenti di Urbania, Gizela compare subito dopo la figlia in alcune liste di internati, ma non con il cognome Rumpler, bensì Lozinsek, mentre la figlia, che per le autorità del Carnaro è coniugata Sell, si dichiara single. Nelle carte della Croce Rossa anche la data di nascita di Alice è diversa: l'anno è il 1913 anziché il 1910 come in tutti i documenti esaminati negli archivi italiani.