Scheda

Caffaz Gildo



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro dell'agosto '40.

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: /
In Italia a: Genova
Percorso di internamento: Piobbico (PS) dal 3 agosto '40 al 15 febbraio '41; Colonia Tremiti (FG) dal 27/2/'41 a gennaio '42; c.di c. di Urbisaglia (MC) dal 15/1/'42 al 2/8/'43.
Ultima località o campo rinvenuti: Urbisaglia (MC)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti: ASP; ASCPI; ASMAC; A7- b.144; Urb.
Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era un portuale di Genova. Nel luglio del '40 il prefetto della sua città lo segnala come disfattista, contrario al Regime e all'entrata in guerra dell'Italia, oltre che "facile parlatore". Tale neo è rimarcato anche dalle forze dell'ordine di Piobbico (PS) dove Caffaz viene internato a partire dal mese seguente. Le sue condizioni economiche sono definite “misere” perciò viene sussidiato, come risulta anche dai documenti d'archivio del comune. 

Nel dicembre dello stesso anno è denunciato al pretore perché sorpreso a giocare a carte in un'osteria del paese marchigiano, fra l'altro dopo "l'Ave Maria", ora entro cui avrebbe dovuto rincasare.

Il mese seguente - 24 gennaio ’41 - i carabinieri, sezione di Piobbico, scrivono su di lui una relazione destinata alla questura dalla quale emergono le seguenti e dolenti note: è stato trovato in possesso di una cifra superiore alle 100 lire, limite massimo consentito agli internati; ha affermato che “le persone più oneste e più stimate del paese sono i sovversivi del luogo più in vista, Paioncini dott. Enrico, farmacista, e Tenchini Miles, falegname”. Inoltre si aggiunge che lo stesso Caffaz negli ultimi tempi “alle ore 13 di ogni giorno si reca puntualmente e con interesse sulla soglia dell’ingresso del locale dopolavoro per ascoltare il bollettino delle forze armate, rivelando vivo compiacimento quando apprende che il nemico avanza, ovvero quando vengono annunciate perdite in nostro danno. Particolarmente soddisfatto lo si è visto il 22 e 23 corrente dopo ch’ebbe ad apprendere, prima l’imminente e poi la caduta della piazza forte di Tobruk”.

Da notare che il farmacista di cui sopra sarà il primo sindaco di Piobbico, designato dagli alleati il 23 novembre '44, e il falegname Tenchini Miles, comunista,  farà parte della Giunta municipale. Il nome di quest'ultimo, persona molto solidale con gli internati come ricorda anche Poldo Verbovsekcompare in altri casi.

Nel rapporto sull'internato genovese si aggiunge che in realtà “nessun elemento è stato possibile raccogliere nei suoi riguardi, anche perché gli abitanti di Piobbico sono inclini al pietismo ed al quieto vivere”. Tuttavia è “indiziato dalla pubblica voce quale propalatore di notizie false e allarmistiche”.  Sul foglio di denuncia una nota manoscritta anticipa la sanzione che sarà presa in alto loco: “Sia proposto pel confino in un campo di concentramento.” L’ufficiale sanitario dichiara che è fisicamente idoneo a viaggiare, mentre il commissario prefettizio segnala ai carabinieri che l’internato ha goduto del sussidio fino al 15 febbraio '41 e ha un libretto postale con 360 lire.

Caffaz è tradotto nella colonia insulare delle Tremiti (FG) dove sarà destinato a San Domino. Appena giunto subisce la perquisizione di rito. Egli chiede l’assegnazione di un vestito e di un paio di scarpe, senza ottenerli. Avanza ben presto e rinnova richieste di trasferimento in terraferma, anche per ragioni di salute comprovate dal sanitario della colonia dottor Mazzilli. Inutilmente domanda di essere mandato nella colonia-confino di Pisticci (MT). Intanto i carabinieri locali appoggiano la sua richiesta di poter fare il cuoco a San Domino alta.

In agosto ’41 lo raggiunge una condanna e viene posto nelle carceri mandamentali dell’isola per scontare una pena di 18 giorni visto che non può pagare una multa di lire 900. La sanzione si riferiva a un episodio di “falso e furto” occorso nel ’37, per il quale il Tribunale di Genova l’aveva riconosciuto colpevole.

Caffaz non ha relazioni con la moglie, dalla quale forse è separato, mentre chiede di poter corrispondere con altra donna di La Spezia sulla quale la polizia indaga, prima di concedere il permesso.

A dicembre il Ministero dell’Interno decide il suo rientro in terraferma e il 15 gennaio ’42 l’internato, accompagnato da due carabinieri, giunge nel campo di concentramento di Urbisaglia (MC). Il fascicolo lo segue. Il direttore di Tremiti intanto lo accusa di aver sottratto degli oggetti alla dotazione della colonia e invita le autorità marchigiane a trattenergli una somma mensile dal sussidio. Caffaz protesta la propria innocenza e per fortuna l'accusatore comunica che gli oggetti sono stati ritrovati.

Durante il lungo periodo di Urbisaglia - oltre un anno e mezzo - l’internato rinnova richieste  di liberazione o in subordine di invio in un comune “libero” anche per potersi curare, necessità attestata dal medico provinciale. Dichiara inoltre di avere i mezzi per integrare il sussidio. A un certo punto ottiene l’autorizzazione a recarsi alle terme di Acqui, ma il contributo che dovrebbe arrivargli dalla Delasem di Genova per sostenere le relative spese tarda a lungo o forse non arriva mai. Numerose sono anche le richieste scritte ai superiori di potersi recare a Macerata per cure dentali o altro (compreso “un bagno”). Ogni uscita va autorizzata.

Nel marzo ‘42 il Prefetto di Genova riconferma per il ministero le informazioni già fornite nel ’40, esprimendo il suo "nulla osta" per un trasferimento di Caffaz, ma in altro campo di concentramento. Per parte sua, la Nunziatura Apostolica, evidentemente interpellata dall’interessato, nell’agosto seguente comunica che il capo della polizia (Senise) ha confermato la misura dell’internamento.

Nell’estate del ’43 una tragica notizia colpisce il nostro. L'unico figlio, Carlo, del 1920, è un marinaio in servizio nel sommergibile che viene colpito in Sicilia (zona di Augusta e Siracusa), punto nevralgico del conflitto. L’internato sollecita allora il proprio ritorno a Genova per essere restituito "alla libertà, al lavoro, alla sua desolata famiglia". Le misure del Governo Badoglio sono già attive e il 2 agosto, con mezzi di viaggio e foglio di via, Gildo Caffaz torna a casa dopo tre anni di allontanamento “senza che gli fosse contestata alcuna motivazione”, come scrive lui stesso.