Scheda

Cameo Angelo



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del novembre '40.

Famigliari compresenti: moglie convivente
Coniugato/a con: Cucchiari Corinna
In Italia a: La Spezia
Percorso di internamento: C.di c. di Urbisaglia (MC) dal 9 luglio al 23 agosto '40; San Ginesio (MC) dal 24 agosto al 26 novembre ‘40; Fano (PS) dal 28/11/'40 al 17/4/'41; Sassocorvaro (PS) da aprile a settembre '41, data della revoca.
Ultima località o campo rinvenuti: Sassocorvaro (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; ASMAC; ASCS; ASFo; ASCLAS; ASAN.2; Car; Urb; GFOR; TSS; TMP; TAC.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Angelo Cameo è medico specializzato in dermatologia. Dopo il trasferimento da Pisa - dove nel '19 sposa Corinna Cucchiari, non ebrea - si stabilisce a La Spezia. Conosce il francese, avendo seguito dopo la laurea un anno di specializzazione a Parigi. Al pari di uno zio materno, viaggia a lungo sui transatlantici come medico di bordo. La sua vicenda viene ricostruita anche grazie alla testimonianza della figlia Anna, nata nel 1920. Quando racconta del padre è prossima ai 95 anni.

Nel luglio ’40 il prefetto di La Spezia segnala Cameo come "ebreo dedito al disfattismo politico", dopodiché parte la macchina dell’internamento. Tutto prende inizio da un fatto particolare. Un amico e collega sta  partendo per gli USA e Angelo gli scrive una cartolina con queste parole: “Salutami la statua della libertà”.  Essendo la posta sotto rigido controllo, l'OVRA scopre la scritta e lo punisce.

A La Spezia, Cameo era molto benvoluto e quando viene convocato dalla polizia, il funzionario si dimostra piuttosto imbarazzato nel doverlo arrestare. Viene accompagnato da agenti al campo di concentramento di Urbisaglia (MC), prima sede della sua restrizione. Non è sussidiato in quanto è classificato come abbiente. Alla figlia e alla moglie non è permesso andarlo a trovare.

Intanto la questura di La Spezia invia le note riservate alla direzione del campo. Tra gli elementi positivi, la partecipazione alla campagna italo-turca in qualità di medico della Croce Rossa e pure la partecipazione alla Grande Guerra come capitano medico, benché riformato. Altre benemerenze sono state acquisite in occasione di calamità come l'epidemia di colera a Pisa. Cameo inoltre ha preso parte a molte campagne antitubercolari.

Tra le note negative, le aspre critiche rivolte in più occasioni dal dottor Cameo alla politica razziale del regime. L'episodio già menzionato dell'amico che parte per gli USA viene arricchito dalla questura spezzina di ulteriori particolari. Si dice che a partire era un suo congiunto, pure ebreo, e che Angelo, oltre a invidiarlo per il fatto di recarsi in un paese libero, lo invitava "a tenere alto il nome italiano, quello però latino e non quello imbastardito dalla barbarie teutonica."

Il questore conclude dicendo che Cameo è di condizione agiata, pertranto non dev'essere sussidiato. 

Fanno parte della famiglia originaria di Angelo Cameo anche i fratelli Ada, Gilda e Giuseppe. Quest'ultimo possiede a Viserba di Rimini una villa che gli sarà requisita, mentre Gilda conosce altre umiliazioni domestiche. Il marito - prof. Maurizio Pincherle, già Direttore della clinica pediatrica Gozzadini di Bologna - nel '38 è stato radiato dall'incarico e dall'Università al pari di Leo, figlio della prima moglie precocemente deceduta e promettente docente di Fisica a Padova. Anche Leo viene espulso dall'Università.

Angelo Cameo da Urbisaglia chiede ben presto di essere trasferito a Viserba di Rimini. La domanda, inoltrata al Ministero dell’Interno e motivata con ragioni di salute dovute a episodi pregressi che rendono necessario il clima marino, è sostenuta dal commissario di P.S. del campo. Il Questore di La Spezia conferma che l'internato partecipò come medico alla prima guerra mondiale, circostanza che ha relazione con la malattia.

Anche su sollecitazione della moglie, la quale chiede il trasferimento del marito a Viserba, si dispone una visita medica per valutare l’idoneità di Cameo al campo di concentramento. Per questo si mettono in moto le prefetture di Forlì, La Spezia, Pisa e Macerata, ma senza esito in quanto Viserba di Rimini non è ritenuta idonea. Per parte sua, l'interessato sottolinea che nel campo di Urbisaglia, dove sono presenti 120 persone, l’aria è irrespirabile visto che tutti fumano. 

Il 24 agosto viene disposto il trasferimento a San Ginesio. L'internato chiede di poter raggiungere la sede passando da Palombina (AN) dove si trova la famiglia, ospite della sorella Ada e del marito di lei, Gino Sinigaglia, che vi possiedono una casa al mare. Ora, benché il questore non acconsenta a tale deviazione, Angelo noleggia una vettura “di piazza” e vi si reca ugualmente. In serata torna a Macerata con la moglie, la lascia in città e da solo raggiunge la nuova sede di internamento.

Dunque nessun ritardo nel presentarsi, ma il comportamento è sanzionato come reato in base all'articolo n.163 del Testo Unico di P.S. relativo al “foglio di via”. Incarcerato, è sottoposto a giudizio. Sarà assolto dalla contravvenzione il mese seguente, dopo ricorso in cassazione. 

Da San Ginesio, dove abita in casa privata, Cameo presenta istanza al ministero per avere con sé la moglie e la figlia e per essere avvicinato al mare. Soffrendo di asma, il clima collinare gli è molto nocivo. E siccome Viserba gli è stata negata, chiede Palombina. 

Nel novembre '40 il trasferimento avverrà, ma a Fano (PS). In una lettera manoscritta Cameo chiede al questore di Macerata il permesso di attendere la fine del mese prima di partire, onde sfruttare pienamente sia l'alloggio, visto che ha corrisposto l'affitto per tutto il mese, sia le "poche provviste annonarie che sono a mia disposizione". Avrebbe modo così di imballare e spedire le sue cose con calma. Aggiunge che partirebbe in corriera il giorno 25, si presenterebbe in questura nel pomeriggio, poi pernottamento a Macerata, la mattina seguente in treno fino a Pesaro - dove dovrà presentarsi alla nuova questura - e approdo alla nuova sede di giorno.

La pignoleria della descrizione fa capire come l'internato tema nuovi problemi con la polizia.

Da Fano egli avanza richiesta di imbarco come medico di bordo. Non viene accontentato per il parere contrario delle autorità di La Spezia. Da questo momento convive con lui la moglie Corinna, non internata, mentre la figlia Anna gli fa visita di tanto in tanto. Avendo una madre non ebrea, la giovane può completare gli studi a Venezia. 

A Fano, ricorda Anna, suo padre frequentava un altro internato ebreo, Giulio Zammatto, sottoposto alla misura di polizia dell'internamento in un periodo coincidente con il suo.

Finché, nella primavera seguente, 1941, viene imposto a Cameo di lasciare Fano. Una delle ragioni dell'allontanamento dalla costa è dovuta all’estensione della guerra alla Jugoslavia - gli ebrei andavano tenuti lontani dalle zone militarmente importanti - inoltre gli viene contestato di praticare la medicina.

Tale fatto emerge in una lettera di protesta che l'interessato indirizza al questore nell'aprile '41. Nel rammaricarsi di dover lasciare la città, Angelo Cameo spiega che la necessità di vivere in clima marino gli deriva dalla malattia contratta nella Grande guerra. Si difende poi dall'accusa di esercitare la professione medica, elencando i casi in cui come specialista di patologie della pelle è stato contattato dagli ammalati stessi, ai quali ha prestato consiglio del tutto gratuitamente. 

La rimostranza non ottiene risultati. Cameo viene destinato d'autorità a Sassocorvaro (PS). Qui, a dire il vero, non cesserà di interessarsi degli ammalati, come attestato a livello locale anche a distanza di molti anni. Nella diffida, il nuovo podestà marchigiano precisa che dovrà comunicare dove consuma i pasti e dove prende alloggio.

Inizialmente è autorizzato a risiedere presso la famiglia di Mariano Mazzoli, nome ricordato da Anna Cameo che a distanza di oltre settant'anni ha ancora presente la cortesia degli ospiti. Costoro poi in occasione di una festa invitano loro tre a pranzo, comportamento non consentito dalle norme di polizia. 

In seguito Cameo vivrà con altri internati, ebrei e non, in casa di Filadelfo Luzzi, circostanza  ancora ricordata nel 2013 dagli abitanti di Sassocorvaro, alcuni dei quali sono stati visitati in quella dimora. Come ex pazienti portano imperitura riconoscenza al dottor Cameo che li ha guariti da gravi patologie in un'epoca in cui non avrebbero certo potuto accedere a medici specializzati. 

Anna Cameo ha in mente che nel periodo di Sassocorvaro era presente anche l'internato Leonardo Franchetti, uomo “molto brillante”.

Dopo una permanenza di suo padre a Sassocorvaro da aprile a settembre '41, giunge la revoca. Fervente repubblicano, antifascista, perseguitato come tale e come ebreo”, così Gina Formiggini definisce Angelo Cameo. 

Ma c'è un seguito che merita raccontare. Il fratello di Angelo Cameo, Giuseppe, nel 1942 emigra a Londra con la moglie e così pure Leo Pincherle che ha sposato la loro figlia. Leo, promettente scienziato cacciato dall'università, provato dalla morte del figlioletto lontano dai genitori, rifiuterà di rimettere piede in Italia.

Gli altri Cameo dopo l'8 settembre '43 lasciano in gran fretta La Spezia per Palombina (AN) e lo stesso fanno i Pincherle da Bologna. Anna ricorda bene il momento. Anche lei si trova a Palombina con i parenti. E' autunno quando vedono arrivare i carabinieri. Una grande ansia si impadronisce di tutti loro. In realtà, il maresciallo è venuto ad avvertirli: li invita a disperdersi e a separarsi perché i tedeschi li stanno cercando.

Nella villa vicina era solita soggiornare durante le vacanze una famiglia di Jesi con la quale avevano stabilito ottimi rapporti e che sarà determinante per la loro salvezza. E' la famiglia dei Fibbi Salvatores. La figlia ventenne di Maurizio Pincherle e Gilda Cameo, Gina Laura, viene accolta in casa Fibbi e fatta passare per una parente, mentre i genitori, soccorsi dalla stessa famiglia di Jesi - che rifornisce tutti di documenti falsi - riparano con nuovi nomi nel territorio di Fabriano e si fermano presso contadini di Nebbiano. L'altro figlio, Mario Pincherle, si unisce ai partigiani marchigiani.

Angelo Cameo ripara con moglie e figlia a Varano, a pochi chilometri da Ancona, dove il cognato Gino Sinigaglia possiede una casa colonica. Rimangono tutti nell'abitazione dei contadini e tra loro confusi, fino al 1945. E poiché la loro casa di La Spezia è semi distrutta, dopo la guerra vivono per un anno presso i Fibbi, a Jesi.

In tale città Anna inizia a insegnare lingue al liceo scientifico, attività che in seguito porterà avanti per tutta la vita a La Spezia. E a La Spezia il padre Angelo, rientrato dalla latitanza, diventa direttore dell'Ospedale civile. Qui muore il 20 giugno 1950.