Scheda

Di Porto Vitale



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del settembre '40.

Famigliari compresenti: fratello
Coniugato/a con: Limentani Costanza
In Italia a: Roma
Percorso di internamento: Mercatino Conca (PS) dal 6/9/'40 al 12 maggio '41; Borgopace (PS) per pochi giorni, Sassocorvaro (PS) dal 24 maggio a settembre '41, poi Macerata Feltria (PS) dal 24/9/'41 al 24/7/'42, data della revoca per “atto di clemenza del Duce”.
Ultima località o campo rinvenuti: Macerata Feltria (PS)
Deportato: s
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti: ASP; ASCS; EMF; ASCMF; Car; LDM; YV, TLS.
Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era un venditore ambulante di mercerie e viveva a Roma. Probabilmente tendeva ad essere insistente perché era soprannominato "Fastidio". Pur essendo piuttosto giovane aveva una famiglia numerosa: cinque figli al momento dell'internamento. Nel '42 nascerà il sesto.

Essendo critico nei confronti dei provvedimenti razziali, nell'agosto '40 è segnalato dalla questura della capitale come pericoloso per l'ordine pubblico. Gli amici romani Cesare Spizzichino e Giuseppe Piperno, che condivideranno con lui l’esperienza dell’internamento, vengono bollati allo stesso modo.

Quando Di Porto giunge in Provincia di Pesaro, il questore raccomanda alle forze dell'ordine di vigilarlo quale "elemento perturbatore" e ad ogni trasferimento - che avviene sempre in provincia - rinnova le segnalazioni con poche varianti: è “capace di manifestazioni non consentite nell'attuale momento", scriverà al Podestà di Macerata Feltria l’anno seguente.

Vitale giunge a Mercatino Conca il 6 settembre ’40, lo stesso giorno dell’amico Cesare Spizzichino. Probabilmente hanno viaggiato insieme e si sistemano presso la famiglia di Davide Sfrisi, come sappiamo da testimonianza del figlio di Davide, Lino, che all'epoca aveva nove/dieci anni. Lino ricorda che nel ‘40/’41 suo padre ospitò in casa due ebrei romani, uno dei quali era Spizzichino Cesare, mentre l’altro era chiamato Vito. Gli ospiti dormivano da loro e mangiavano in una trattoria del paese; sparirono da un giorno all’altro.

Durante il servizio militare - dopo la guerra - Lino parlò di loro a un commilitone ebreo romano il quale li conosceva. Gli disse che Cesare Spizzichino, commerciante, si era salvato, mentre Vito, ambulante, era stato deportato con moglie e 5 figli.

Questo come vedremo era vero, a parte il fatto che i figli uccisi saranno sei.

Nel dicembre del ’40 Vitale ha l’ordine di presentarsi a Roma come testimone in un processo. Sul foglio di via da Mercatino Conca si annotano l’itinerario obbligato - per Falconara - e i suoi connotati, fra i quali la bassa statura, metri 1,56.

Il segretario comunale invece annota gli estremi della posta che l'internato invia e riceve. Appena giunto, Vitale scrive alla moglie a Roma, al fratello Alberto nel campo di concentramento di Gioia del Colle (BA) e a un amico romano (Nello Piattelli). A sua volta riceve posta dalla moglie Costanza.

Dopo otto mesi di permanenza a Mercatino Conca, il podestà chiede al questore il suo trasferimento con la seguente motivazione: “Nonostante la vigilanza esercitata, sembrami che abbia eccessiva famigliarità con varie persone del paese. Non vi sono motivi specifici ma solo di opportunità.”

All’atto del trasferimento d’autorità, il suo libretto postale resta nel fascicolo, come per altri internati.

Nella nuova sede, Borgopace, Vitale chiede di essere inviato in un comune dotato di farmacia, in previsione dell’arrivo della moglie e dei figli piccoli che potrebbero averne bisogno. La famiglia, al pari di quella del fratello Alberto, risulta molto povera.

Altrettanto tragico l'epilogo. Sappiamo dal Libro della memoria che la moglie di Vitale, Limentani Costanza (nata il 6/4/1908) e i figli Graziella (nata il 14/3/1932), Rosa (nata il 7/8/1933), Celeste (nata il 2/2/1935), Angelo (nato il 27/7/1937), Cesare (nato nel ’39) e Esterina (nata nel ’42) vengono arrestati da tedeschi a Roma il 16 ottobre '43, per essere uccisi all'arrivo ad Auschwitz. 

Stessa sorte per i suoceri, Israele e Rosa Spizzichino, genitori di Limentani Costanza, e per due fratelli di lei, Giuseppe e Alberto. Il secondo è deportato con la moglie Maria Moscati - di Anselmo e di Ester Di Nepi - e i figli Cesare del ’39 e Rosa del ’41. 

 Quanto a Vitale, viene arrestato il 28 gennaio '44 e, dopo Roma-carcere e Fossoli-campo, è deportato ad Auschwitz per morire in data e luogo ignoti. Nei lager periscono sette fratelli Di Porto. Per i loro nomi si veda la scheda di Alberto Di Porto.