Scheda

Gottesmann Giorgio



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del gennaio ’43.

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: celibe
In Italia a: Milano
In Italia da: Vienna
Percorso di internamento: Lama dei Peligni (CH) nel luglio '40; trasferito al c.d.c. di Campagna (SA) il 5/5/'42; Apecchio (PS) dal 13 gennaio  '43. A dicembre '43 carcere Cagli (PS) e poi Pesaro fino tarda primavera '44.
Ultima località o campo rinvenuti: Apecchio (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: s
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; A1; A2; A2 B, b. 141; ASCA; Ar.ANPI; LDM; EFo; Car; Pret.Ca; GCER; CampiF-Chieti; Bad.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Nativo di Vienna, era entrato nel Regno nel 1922. Aveva preso residenza stabile a Milano ed era impiegato presso la Società Italiana Alluminio (Montecatini).

Per la sua condizione di ebreo del Reich ben presto diventa apolide. In base alle leggi razziali italiane non avendo lasciato il Regno viene destinato all'internamento. Allontanato da Milano, nel luglio '40 è inviato a Lama dei Peligni (Ch). Di qui viene trasferito nel campo di concentramento di Campagna (SA). 

Nel gennaio ’43 nuovo spostamento su sua richiesta, come diremo. Trasferito in Provincia di Pesaro, è internato ad Apecchio. In tale contingenza la sorella Luisa Gottesmann in Vasta, coniugata con un militare italiano che morirà a Nairobi nell'aprile '43, chiede che Giorgio possa vivere presso di lei a Bologna. L'argomento forte è la necessità di cure di cui il fratello necessita e che risultano troppo onerose per entrambi. Se potessero vivere insieme ridurrebbero le spese.

Tale autorizzazione sarà negata. Nel settembre seguente l'internato ottiene una licenza di otto giorni per visitare Luisa che, ormai vedova, si è trasferita a Trieste.

Sono conservati i rendiconti dei sussidi che Giorgio ha ricevuto nel '43 ad Apecchio. Nel febbraio di quell'anno a causa di un forte deperimento organico egli chiede un supplemento del sussido alla Direzione Generale di P.S. a Roma. Precisa che fu proprio per tale ragione che ottenne il trasferimento in Provincia di Pesaro su parere favorevole del medico provinciale di Salerno.

Non risulta che l'incremento richiesto gli venga concesso.

Il 3 dicembre del '43 Giorgio viene arrestato assieme a Bianchi/Weisz Ervino e tradotto nelle carceri di Cagli. Un fatto di grande rilevanza lo collega all’internato Leopold Verbovsek (Poldo). Questi annota nel suo diario - conservato presso l'ANPI di Pesaro - che il 15 marzo ’44 gli viene recapitata una lettera scritta in lingua croata da un prigioniero ristretto nel carcere mandamentale di Cagli. Vi sono reclusi ebrei, alcuni inglesi e diversi jugoslavi, fra cui dei montenegrini. Chiedono di essere liberati con urgenza per imminente pericolo di cattura da parte tedesca. 

Poldo interviene due giorno dopo, il 17 marzo, con un gruppo formato da sole tre unità. Dell’episodio abbiamo anche il resoconto di parte fascista. Il rapporto della  GNR di Cagli  all'omologo presidio di Pesaro registrerà l’evasione di sei internati di cui quattro slavi e due ebrei, Bianchi/Weisz Ervino e Schkolnik Jacob.

La lista dei presenti, allegata alla memoria di Verbovsek, conta 18 persone, fra cui Mustur Vasilie. Se ne ricava che diversi reclusi non fuggono, forse per paura, visto che Poldo è vestito da fascista e armato vistosamente. Lui scrive che gli ebrei liberati sono tre – ma fa solo il nome di Schkolnik - e gli jugoslavi  cinque.

Fra coloro che non risultano tra i fuggitivi ci sono, tra gli ebrei, i fratelli Ciril e Alfons Weiss e i coniugi Goldberg. Inoltre, Milan Grom e Pokorni Pavel, i quali in questa memoria non sono definiti ebrei.

Nel fondo archivistico della Pretura di Cagli sono presenti ulteriori documenti inerenti ai fatti. Il primo è la lettera di un partigiano italiano di nome Pacoia Francesco, di Perugia, datata 20 aprile '45. Al ritorno dal Montenegro, dove aveva combattuto con la Divisione Garibaldi, egli porta con sé l'appello di due famiglie montenegrine le quali hanno perso notizie dei loro congiunti. Una di queste è la famiglia di Cujovic Mattia, l'altra quella di Ivan Rahovic.

La risposta del direttore delle carceri, che porta la data del mese seguente, è che dopo la fuga collettiva di cui sopra, i montenegrini con quei nomi si unirono alle bande partigiane combattendo sulle montagne di Cagli fino al termine del conflitto (luglio '44), come riferito "da un ebreo". Poi raggiunsero Roma-Cinecittà e in seguito Bari per rimpatriare.

Il secondo documento riguarda Vasilij Mustur e consiste in una lettera intitolata “Dichiarazione dell'ex internato politico Mustur Vasilie, detenuto nel carcere di Cagli”, presentata “spontaneamente” al Pretore il 24 luglio 1945. Egli dichiara di essere appartenuto alla Divisione partigiana “Modena”, di essere stato in carcere a Cagli dal 20 dicembre '43 al 18 marzo '44 per ragioni politiche e di aver avuto “un trattamento ottimo da parte del custode Lumbrici e di sua moglie”. Aggiunge che il Lumbrici “esplicava le sue funzioni scevro da ogni sentimento politico”. Dopo l'evasione “coatta” di cittadini “alleati” fra i quali cinque slavi, Mustur rimase in carcere e il giorno seguente fu trasferito in quello di Pesaro. La dichiarazione del custode Lumbrici al Questore di Pesaro che sia lui che altri due reclusi - ebrei - pur potendo fuggire non l'avevano fatto e che erano rimasti in carcere di loro spontanea volontà, aveva evitato loro “la fucilazione”.

Ora, uno dei reclusi rimasti in cella è Pocorni (Pokorni) Paolo (Pavel), l'altro è Gottesmann Giorgio. In realtà, a proposito di quest'ultimo Mustur dice che inizialmente era fuggito con i compagni a seguito dell'intervento dei partigiani, ma era tornato nella cella per riprendersi un paio di scarpe. Quando poi era sceso, sentendo sparare nelle vie, impaurito, non aveva più tentato di raggiungere i compagni liberati. 

Di Gottesmann nella lista di Verbovsek si dice solo che è un ebreo austriaco.

Noi sappiamo che poi risulta presente nel carcere di Pesaro, trasferimento che dev'essere avvenuto nel giro di pochi giorni per lo sfollamento coatto della città di Cagli a causa degli eventi bellici, deciso dalle autorità.

In una lettera accorata del 7 aprile ’44 alla questura, Gottesmann fa notare di essere in carcere da quattro mesi e chiede di potersi sottoporre a visita da parte del medico provinciale. Il 10 maggio seguente viene ricoverato in ospedale a Urbino. Qui affronta un esame specialistico e il questore attende il responso del sanitario preposto circa l'idoneità o meno dell’internato al campo di concentramento. Tale documento porta la data del 28 maggio.

Non conosciamo la risposta. In sua vece, un appunto manoscritto e senza data conservato tra le carte della questura, recita: "Preso dalla gendarmeria tedesca e trasportato a Forlì". L'arresto dunque come per altri avviene a Urbino. Ciò trova conferma in Ebrei in Romagna, citato nelle fonti  pubblicate, dove la data del fermo è il 12 agosto ’44.

Il giorno seguente, Giorgio è in carcere a Forlì. Nel Libro della memoria risulta la sua morte in eccidio presso il campo di aviazione di Forlì, per mano tedesca, il 5 settembre '44.