Scheda

Jesi Vito Amedeo



Famigliari compresenti: moglie, figlia e madre conviventi
Coniugato/a con: Pesaro Germana
In Italia a: Ferrara
Percorso di internamento: Macerata Feltria (PS) dal 1/10/'40 a gennaio '41, data della revoca.
Ultima località o campo rinvenuti: Macerata Feltria (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: Svizzera
Fonti:

ASP; ASCMF; Car; Brog; BrogAS, JewG.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era “ragioniere aggiunto” presso il comune di Ferrara ma aveva perso il lavoro in seguito alle norme razziste. Nel settembre del '40 la prefettura della sua città sentenzia nei suoi confronti: "Ebreo, pronuncia frasi disfattiste". Il mese seguente lo stesso ufficio aggiunge che prima del varo delle leggi razziali la sua condotta non presentava particolari problemi, mentre ora l'impegato è "di idee contrarie al regime" e simpatizza per le nazioni “demo-plutocratiche."

Viene destinato all'internamento a Macerata Feltria in Provincia di Pesaro. Definito dalle autorità ferraresi nullatenente - oltre che incensurato - ha diritto al sussidio statale. Appena arriva nel comune di internamento chiede di essere raggiunto dalla madre di 74 anni, dalla moglie e dalla figlia di cinque anni. E’ sostenuto nella richiesta dal commissario prefettizio che lo giudica "alquanto abbattuto" psicologicamente.

La revoca giunge pochi mesi dopo l'allontanamento, forse per ragioni di salute.

La famiglia risulta nell’elenco dei fuggiaschi accolti dalla Confederazione elvetica durante il secondo conflitto mondiale “per ragioni politico-razziali”. Si tratta, oltre a Vito Amedeo, della moglie Germana Pesaro di Fernando, nata il 2 marzo 1902, e della figlia Maurizia, nata il 23 maggio ’35. 

Nei testi di Renata Broggini che ricostruiscono le vicende dei rifugiati in Svizzera troviamo altre notizie. Del capofamiglia viene detto che  "era iscritto al fascio per ragioni di lavoro." La fuga era stata meditata dopo i tragici fatti di Ferrara del novembre '43.

In Broggini si dice che gli Jesi entrano nella Confederazione elvetica da Chiasso nel dicembre '43, mentre in JewishGen l'espatrio è collocato poco dopo, il 22 gennaio '44. 

La figlia Maurizia una volta adulta - ora coniugata Pasqualini - racconterà che i suoi genitori erano stati avvertiti dai loro inquilini che i fascisti li avevano cercati. A quel punto avevano tentato di avvertire del pericolo i congiunti, in particolare lo zio Vittore Veneziani - già direttore del coro della Scala di Milano, cacciato dall'impiego - e il fratello di Vittore, Riccardo Veneziani, che aveva perso il lavoro di preside. I due zii li seguiranno qualche tempo dopo, seppure con riluttanza da parte del musicista il quale sosteneva che una persona onesta non deve scappare.