Scheda

Lager Martino (Morzi)



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del dicembre '42.

 

Famigliari compresenti: cognata, internata in altri comuni della provincia
Coniugato/a con: Goldstein Matilde (Tilde)
In Italia a: Fiume (ora Croazia)
In Italia da: /
Percorso di internamento: Campo di concentramento di Notaresco (TE) dal 19 luglio 1940; Atri (TE) presente nella primavera del '41 e ancora a luglio per ricovero in ospedale; Penna Sant'Andrea (TE) trasferito formalmente già dal giugno '41; Grado (TS), presente nel maggio '42; c. di c. di Ferramonti di Tarsia (CS) dal 15/8/'42; licenza a Fiume fino al 5/12/'42; Apecchio (PS) dal 9/12/'42 a maggio '43 quando l'internamento è trasformato in residenza obbligata, con successivo trasferimento a Fano (PS) da agosto '43.
Ultima località o campo rinvenuti: Fano (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: Atri (TE), poi Bari
Fonti:

ASP; A1; A2; A7, b.146; A8; ASCA; FF; Cut; ASFiume; LDM; TAS; TFB; APz; Ferr; Bad.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

I documenti d’archivio sono suffragati dalle testimonianze e dagli scritti dei discendenti e dei congiunti.

Martino (Morzi) Lager era dedito al commercio all'ingrosso di “generi alimentari e coloniali” e viveva a Fiume. Nel novembre del ’39 i suoi due figli, Caterina (nata nel 1920) e Andrea (nato nel 1922), espatriano a New York assieme a quattro giovani cugini per mettersi al riparo dalle leggi razziali.

Sempre nel '39 viene revocata a Lager la cittadinanza italiana già ottenuta nel '28. Il 14 febbraio '40 il Ministero dell'Interno chiede al Prefetto di Fiume se l'ebreo apolide abbia già lasciato il Regno e il 19 luglio '40 è attuata l'assegnazione al campo di concentramento di Noraresco. In Provincia di Teramo l'internato conosce, oltre a Notaresco, i comuni di Atri e Penna Sant'Andrea, sede quest'ultima assegnata d'ufficio in quanto Atri viene giudicata zona militarmente importante e dunque sgomberata dagli internati.

La moglie  Matilde, ebrea apolide, è autorizzata a convivere con lui. Nel '41 risultano i movimenti di lei da Trieste o da Fiume verso il Sud, e a gennaio la presentazione della dichiarazione di soggiorno a Roseto degli Abruzzi. Quando torna a Fiume, Matilde Goldstein è considerata straniera e deve rendere la dichiarazione di soggiorno, anche solo per due mesi. 

Nel '42, per pochi mesi, Martino è trasferito a Grado (TS). Di qui a partire da agosto dello stesso anno viene assegnato al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS). Allora è la moglie a chiedere da Fiume - nell'ottobre '42 - l'autorizzazione a recarsi a Grado a ritirare "nove colli" lasciati presso la famiglia Furst. Le difficoltà e le peripezie della donna, che si sposta da un capo all'altro dell'Italia si possono solo intravedere nelle carte delle questure. Nell'agosto '42, sempre lei, a Trieste, chiede il libretto di lavoro.  

Lager giunge in Provincia di Pesaro nel dicembre '42 e viene destinato ad Apecchio. Sei mesi dopo, su sua richiesta può trasferirsi a Fano (PS) in quanto intende riprendere a lavorare - in rappresentanza della ditta Transit di Fiume - con la società F.Rupoli di Fano, con la quale da anni intratteneva rapporti per il commercio della frutta.

Durante questo periodo, l'internato tiene corrispondenza con la cognata Rifka Schuldenfrei internata a Sant'Agata Feltria (PS) e come lui proveniente da Fiume, e si interessa a Sigismondo Kugler, altro concittadino di origine ungherese che a Fiume gestisce una latteria al mercato coperto. Lo chiama "cugino", benché la parentela non risulti, e ne chiede il trasferimento dal campo di Ferramonti di Tarsia alla sua stessa provincia. Le autorità oppongono un rifiuto.

Di altra natura il rifiuto che la questura provinciale esprime nel gennaio ’43 alla sua richiesta di poter frequentare di tanto in tanto il cinematografo locale: è un no secco che rende l’idea di cosa fosse in realtà “l’internamento libero”.

Nel '43 la misura restrittiva viene trasformata in residenza obbligata, con divieto però di fare ritorno a Fiume. Risulta poi uno scambio epistolare tra il Questore di Pesaro e quello di Fiume in relazione alla moglie di Lager, la quale nel luglio ’43 chiede di poter fare visita al marito a Fano; il questore marchigiano esprime il suo nulla osta.

Non sappiamo se tale visita ci sia stata, anche perché ben presto gli eventi precipitano. Nelle carte ufficiali troviamo solo una segnalazione della polizia di Fano al questore provinciale, datata dicembre '43, in cui si dice che circa un mese prima l'internato si era reso irreperibile dopo aver ottenuto l’autorizzazione a recarsi a Sant'Agata Feltria per ragioni di commercio.

Per far luce sul seguito della storia ci soccorrono alcune testimonianze. 

Cati Lager, figlia di Martino e di Matilde, scrive nelle sue memorie che la madre fuggì da Fiume dopo l’8 settembre 1943 con l’ultimo treno possibile prima che fosse bombardata la linea ferroviaria Fiume-Trieste. A Trieste incontra i parenti, fra cui le nipoti Anita e Giuditta Schuldenfrei. La loro madre Elena Lager è rimasta a Fiume con i vecchi genitori e così Matilde decide di prendere con sé le bambine, salvandole: la madre e i nonni saranno deportati ad Auschwitz. Matilde cerca a Fano il marito senza trovarlo, e un amico di lui, forse il suo padrone di casa, le accompagna per il seguito del viaggio verso Atri dove Martino si è rifugiato. Ad Atri vengono raggiunti anche da altri parenti di lei, già internati a Notaresco e fuggiti. 

Anita Schuldenfrei (Scheldon) è figlia di una sorella di Martino, Elena Luisa Lager. I suoi ricordi confermano che insieme a zia Matilde c'erano lei (nata nel 1933) e sua sorella Giuditta/Judy (nata nel 1935) quando nel settembre ’43 si mossero da Trieste verso Fano. Anita non ricorda bene il mezzo di trasporto ma ha in mente che a Fano si sono fermate prima di proseguire per Atri. In questo secondo tratto erano nascoste insieme ad un uomo nel retro di un camion carico di grandi rotoli di cartone, con la zia seduta davanti a fianco dell’autista, e non dovevano farsi sentire se venivano fermate ai posti di blocco. L'ultima tappa del viaggio, da Silvi Marina ad Atri fu in corriera. 

Ad Atri, racconta Anita, vivevano nella casa dei coniugi Nardi (Alfonso e Gioconda), un’abitazione di contadini un po' fuori dalle mura del paese, senza acqua corrente, elettricità e riscaldamento, a parte il caminetto della cucina. Anita ricorda il freddo e tanta neve durante l'inverno; e poi autocolonne di tedeschi che passavano proprio davanti alla loro casa ogni notte, quando si potevano vedere i razzi lanciati dagli aerei prima ancora delle bombe su Ancona.

Ogni sera gli zii si recavano alla cabina elettrica - l'ingegnere che se ne occupava era loro amico - per ascoltare radio Londra e fornire le ultime notizie ai vicini che si radunavano in casa Nardi, mentre Martino, con una carta geografica aperta sul tavolo, spiegava dove si trovavano le truppe dell'Ottava armata. Illustrò così anche la battaglia di Monte Cassino. E quando si seppe che gli alleati erano riusciti a proseguire verso il Nord fu una grande gioia.

Zia Matilde aveva trovato una professoressa, anche lei nascosta ad Atri, che ogni giorno dava lezione alle due bambine perché non voleva che perdessero l'anno scolastico. Anita diede l'esame d'ammissione alla prima media quando Atri fu liberata, il 13 giugno 1943, dopodiché lei e Judy furono accolte presso un istituto di suore del posto, dove rimasero fino all'estate seguente.

Dopo la guerra le bambine - ormai orfane di madre - si trasferiscono a San Benedetto del Tronto presso altri zii Lager/Goldstein. Solo più tardi si ritroveranno con il padre Isacco Schuldenfrei che al momento dell'armistizio era internato a Treviso ma si era dato alla macchia per unirsi ai partigiani, per i quali faceva il cuoco. Nel 1951 la famiglia emigra a New York. 

Matilde Goldstein non pare che sia mai stata internata, né lo furono le due nipoti Anita e Giuditta. Nel '44 Martino Lager e la moglie sono a Bari. Dal Libro della memoria sappiamo che i genitori e la sorella di lui - Elena Luisa, detta Lenke - furono deportati da Fiume e perirono nei campi di sterminio nazisti.

Anche la moglie e le tre figlie di Kugler Sigismondo, amico di Lager, subirono la deportazione: le due figlie maggiori furono liberate ad Auschwitz, le altre due congiunte non tornarono più.

Per la storia dei Lager/Goldstein, preziosa è l’opera di Silvia Cuttin citata nelle fonti pubblicate, Ci sarebbe bastato.

In Arolsen Archives viene detto nativo di Fiume, mentre qui risiedeva ma era nato in Ungheria.