Scheda

Lewsztein (Lowsztein) Joseph



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro dell'aprile '43.

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: celibe
In Italia a: Palermo
In Italia da: /
Percorso di internamento: C. di c. di Ferramonti di Tarsia (CS) da luglio '40 al 6/4/'43; Piandimeleto (PS) dall'8/4 al 16/9/'43; Sant'Angelo in Vado (PS) dal 16 settembre '43 al 3 dicembre '43 quando tenta la fuga. Subito ripreso, è incarcerato a Urbino fino ad aprile '44.
Ultima località o campo rinvenuti: Sant'Angelo in Vado (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: s
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; ASCPM; A1; Urbi; LDM; EFo; ASCSAINV; Bib.B; CS; AlHof, AlHof2; Bad.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Entra in Italia a scopo di studio nel '33, precisamente a Firenze. Poi si trasferisce a Palermo con un gruppo di giovani stranieri. Frequenta l'università, facoltà di medicina e chirurgia. La prefettura lo registra come ebreo straniero nell'ottobre '38. Essendo prossimo a concludere gli studi, riesce a laurearsi. L'esame avviene il 22 novembre 1939. Nel capoluogo siciliano inizia a lavorare presso l'ospedale civico.

Dalla Sicilia, come dichiara lui stesso in una lettera autografa, nel luglio del '40 è inviato nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS). Collabora con l'infermeria interna del campo da questa data a marzo '42 quando deve interrompere l’attività per aver contratto la malaria, patologia che colpisce molti internati a causa delle cattive condizioni igieniche. La sua collaborazione è attestata dal direttore sanitario dott. Emilio Continelli.

Lewsztein viene trasferito in Provincia di Pesaro su sua richiesta e si ritrova a Piandimeleto con il cugino Aron Weiss. Anche in questa sede tenta di esercitare la professione ma incontra l’ostilità del medico condotto e in breve tempo viene sanzionato con un trasferimento.

Nel settembre '43 è a Sant'Angelo in Vado, stessa provincia. Si offre allora di lavorare presso l'ospedale della vicina Sassocorvaro (PS) anche come infermiere. Ma benché il direttore sanitario di quest'ultima struttura sia d’accordo, le autorità non danno il loro assenso.

Nel comune di internamento Joseph vive con Markus Pordes presso Lucia Capanna, madre di Maria Storti, la quale si prodigherà in loro aiuto e che li ricorderà nelle sue memorie. Con Markus, medico al pari di lui, Joseph ha già condiviso la permanenza a Ferramonti e ora continua la convivenza nella stessa abitazione di Sant'Angelo in Vado. Vengono descritti da Maria come amici fraterni.

Il 3 dicembre ’43, nell'imminenza dell'arresto generalizzato degli ebrei, Joseph tenta la fuga ma il giorno seguente  viene ripreso a Pieve dei Graticcioli di Mercatello sul Metauro - sita nelle vicinanze - dove anche Dewidels e i coniugi Pacht si erano rifugiati per interessamento di don Augusto Giombini, il quale sarà ricordato per la sua partecipazione alla Resistenza. Markus invece aveva tentato di farsi ricoverare all'ospedale di Urbino ma viene trovato e arrestato.

Maria racconta della fuga da parte di un gruppo di ebrei internati a Sant’Angelo in Vado, fatto che lei anticipa erroneamente al 16 ottobre ’43 anziché al 3 dicembre successivo.

Nei rendiconti dei sussidi ricevuti nel comune di Sant’Angelo in Vado, risulta la decorrenza dal 16 settembre ’43 al 7 dicembre, quando Joseph viene “trasferito nel campo di concentramento quale ebreo”, una formula indicante il carcere che lo accomuna a Pordes.

Joseph resta incarcerato a Urbino fino ad aprile '44. Il mese seguente un'altra internata ebrea che era stata reclusa contemporaneamente a lui e dimessa per ragioni di salute, Lea Rosenbaumchiede ai superiori di poter visitare – due volte al mese – tre internati ancora reclusi. Si tratta di appunto di Joseph, di Markus Pordes e di Attilio Ferrante, un “politico” italiano. Non sappiamo se ottenga il permesso.

Giudicato non idoneo al campo di concentramento, Lewsztein è ricoverato nel locale ospedale. Nel volume Urbino tra le due guerre, citato nelle fonti pubblicate, leggiamo che nel luglio '44 alcuni religiosi locali cercarono di convincerlo a lasciare il letto dell'ospedale. Fu inutile. Spaventato e incapace di prendere una decisione, Joseph restò dov'era.

Quasi certamente viene catturato tra quelle mura come altri correligionari. Nel Libro della memoria l'arresto è collocato a Urbino in data 12 agosto ’44 ad opera di tedeschi. Joseph è detenuto a Forlì carcere e muore in eccidio nel campo di aviazione di Forlì il 5 settembre '44.

A nome di Maria Storti  è nata una fondazione comprendente un archivio con documenti e oggetti appartenuti ai due medici ebrei, Lewsztein e Pordes. A prendere in consegna il materiale, il fratello di Maria, don Nicola Storti. Dopo la guerra, a varie riprese, Maria ha tentato di rintracciare i congiunti di Joseph ma nessuno era sopravvissuto. Markus intanto viveva a Bologna dove esercitava la sua professione di medico.