Scheda

Morpurgo Gaddo



Didascalia:

Gaddo Morpurgo, 1940 circa. Dalla collezione di Andrea Morpurgo, il cui nonno era fratello di Gaddo.

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: celibe
In Italia a: Gorizia
Percorso di internamento: C. di c. di Senigallia (AN) dopo l'arresto avvenuto il 7/12/'43 a Ostra Vetere (AN). Alla fine di dicembre '43 è in carcere a Pesaro, poi in quello di Urbino. Scarcerato il 5 agosto '44, di nuovo internato a Urbino (PS), qui viene  ricoverato in ospedale.
Ultima località o campo rinvenuti: Urbino
Deportato: no
Ucciso in Italia: s
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; MB; EFo; Urbi; Unacittà; Misan; GMo; LDM; GCER.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era ragioniere e viveva a Gorizia. Il padre Attilio era un agiato commerciante, presidente della Comunità israelitica cittadina, incarico ricoperto dal 1933 al 1943.

Della vicenda di Gaddo è testimone Andrea Morpurgo il cui nonno Giulio era fratello di Gaddo. Una fonte preziosa per il congiunto è il diario coevo agli eventi scritto da Attilio e dalla governante Gina Viterbo.

Dopo l'otto settembre '43, in fuga da Gorizia, la famiglia si rifugia a Ostra Vetere in Provincia di Ancona. Qui il 7 dicembre vengono arrestati da militi e carabinieri italiani e privati dei loro averi. Gaddo viene internato nel campo di concentramento di Senigallia (AN) presso la colonia UNES (Unione esercizi elettrici)-ENEL. I congiunti - padre, madre e Gina Viterbo - vengono tenuti a Ostra Vetere, sorvegliati.

Dopo circa un mese, Gaddo è recluso nelle carceri di Pesaro e di qui in quelle di Urbino. I suoi genitori nel febbraio '44 sono internati a Senigallia nello stesso campo da cui era passato il figlio, la colonia citata, che è posta sotto la direzione di una donna, Jolanda Diamantini.

Intanto il fratello di Gaddo, Giulio, si è rifugiato a Roma e il padre si guarda bene dallo scrivergli per non rivelarne l'indirizzo. Andrea Morpurgo dice che Giulio si nascose in un albergo della capitale con antifascisti e badogliani.

In marzo-aprile (1944) il giovane Gaddo scrive ripetutamente ai genitori, ma la corrispondenza incontra ostacoli. Oltre all'angoscia per il futuro e per la lontananza, Gaddo lamenta diversi problemi di salute. E' molto dimagrito e attende la visita fiscale, dopo la quale spera di essere liberato dal carcere. In realtà vi resta a lungo, come accade ad Arthur Amsterdam, al pari di lui ventenne, separato dalla famiglia e minacciato dallo stesso incombente pericolo. E poiché Arthur conosce la lingua italiana, si presume che i due giovani diventino amici. 

Nell’aprile del ‘44, essendo giudicato dal medico provinciale idoneo al campo di concentramento, Gaddo Morpurgo chiede di ricongiungersi ai genitori che appunto sono ristretti in una struttura del genere, la colonia Unes. Il padre Attilio per parte sua già nel febbraio di quell’anno aveva perorato lo stesso trasferimento. La direttrice del campo, Jolanda Diamantini, appoggia la richiesta con una lettera al questore di Pesaro datata 27 maggio '44.

Ciò non avviene a causa degli eventi bellici. Il questore di Pesaro sostiene di non riuscire a comunicare con l'omonimo ufficio di Ancona. Intanto le carceri di Urbino sono in via di sfollamento per i bombardamenti, e il 5 agosto ’44 il questore dispone la scarcerazione del detenuto Morpurgo e il suo ritorno in stato di internamento. La stessa misura è adottata per Arthur Amsterdam.

Nel suo diario, il padre conferma che dal giugno del ’44 in poi non riesce più a mettersi in contatto con il figlio. 

Per di più, va ricordato che il 31 maggio '44 il comando tedesco di stanza a Urbino chiede alle autorità comunali "un elenco preciso di tutti gli ebrei dimoranti adesso in Urbino". Il giorno seguente il commissario prefettizio risponde di aver interessato di ciò la questura "perchè corrisponda con ogni possibile urgenza alla richiesta".

Nel frattempo gli oppositori politici urbinati agiscono a vari livelli, tutti impegnati a nascondere ebrei e politici in pericolo. Si ricordano impiegati comunali, medici dell'ospedale, assistenti carcerarie, suore e sacerdoti. Tra costoro c'è pure Concetta Laghi (Ceccarini), assistente carceraria nelle carceri di San Girolamo, la quale si prodiga in favore di ebrei e prigionieri politici. Grazie al suo aiuto, Gaddo e Arthur vengono accolti da una famiglia urbinate la quale però pochi giorni dopo cambia atteggiamento per paura di ritorsioni. Allora il giovane Gaddo si rifugia presso un sacerdote (Ndr: don Gino Ceccarini, partigiano e membro del CLN), che accoglie i perseguitati nella canonica di San Sergio, come afferma anche M.Luisa Moscati Benigni. 

Don Ceccarini è sorvegliato e inviso alle SS, quindi Gaddo deve lasciare anche la canonica. 

Tale momento drammatico è ricordato nella lettera che Wanda Camerini in Misan, ebrea triestina sfollata a Urbino, scrive a Gina Viterbo nell'agosto '45. La scrivente si trova ancora a Urbino, mentre Gina è a Ostra Vetere con la famiglia presso la quale lavora, e tutti aspettano di essere prelevati dalle organizzazioni di soccorso per tornare a casa. La signora Misan dice che un ebreo già internato, il dottor Markus Pordes, con il quale Gaddo aveva condiviso sia il carcere che periodi di ricovero, gli pratica un'iniezione di latte per fargli venire la febbre e giustificare il ricovero in ospedale. Nessuno a Urbino pensava che i nazisti avrebbero osato catturare dei ricoverati.

In breve tempo la situazione precipita. Il 12 agosto '44 Gaddo Morpurgo viene arrestato in ospedale da tedeschi e tradotto a Forlì. Detenuto in quel carcere, vi resta a disposizione delle SS dal giorno seguente fino al 5 settembre '44, quando viene prelevato da militi della GNR che lo conducono nel locale campo di aviazione dove si consuma l'eccidio. Per molti anni la morte di Gaddo è dichiarata "presunta", mentre ora è certo che venne fucilato, anche se in qualche ricostruzione si parla del 7 settembre anziché del giorno 5.

La data e la circostanza della morte sono registrate nel Libro della memoria, dove mancano precisi riferimenti all'arresto che riscontriamo invece nel carteggio tra il Joint Palestine Emigration Committee e la Questura di Pesaro. Il Joint  aveva inoltrato una richiesta notizie il 30 luglio del 1945 e il mese seguente il questore rispondeva riferendo dell'arresto in ospedale di Gaddo da parte dei militi tedeschi, nella giornata del 12 agosto '44. 

Nella famiglia Morpurgo si contano altre vittime della Shoah, in particolare due sorelle di Attilio, padre di Gaddo. Pia Elvira e Elda Morpurgo, quest’ultima con il marito Jonas Spiegel, sono arrestati nel '44 nel territorio di Udine. Tutti e tre vengono deportati e uccisi ad Auschwitz.