Scheda

Piperno Giuseppe



Didascalia:

Giuseppe Piperno in età adulta. I nomi della Shoah italiana.

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: Terracina Enrica (Enrichetta)
In Italia a: Roma
Percorso di internamento: Sassocorvaro (PS) dal 7/9/'40 fino alla revoca avvenuta l'11/3/'41.
Ultima località o campo rinvenuti: Sassocorvaro (PS)
Deportato: s
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; ASCS; TSS; Car; LDM; Nomi.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era commerciante e viveva a Roma. Nel settembre ’40 il questore della capitale lo definisce pericoloso per l’ordine pubblico in quanto è solito criticare con aspri commenti la politica razziale fascista ed è capace di suscitare “malumore popolare”. La sua amicizia con i romani Vitale Di Porto e Cesare Spizzichino pure internati e ostili alle misure razziali, aggrava la situazione.

Piperno viene allontanato dalla capitale e internato a Sassocorvaro in Provincia di Pesaro, dove la moglie Enrichetta Terracina, nata a Roma il 5 agosto 1900 da Sabato e Di Veroli Virginia, è autorizzata a convivere con lui.

In effetti è ricordato dagli abitanti del paese assieme alla consorte. Giuseppe viene descritto come uomo dall'aspetto bonario e florido.

La revoca della pena avviene dopo sette mesi per ragioni che non conosciamo, tuttavia il ritorno a casa non comporta la salvezza né per la coppia, né per la famiglia allargata che sarà decimata.

I due coniugi, che non hanno figli, vengono arrestati a Roma dalle milizie tedesche nella retata del 16 ottobre ‘43.

Dopo l’occupazione tedesca di Roma avvenuta il 10 settembre ’43 e l’intimazione - il giorno 26 - della consegna da parte della comunità ebraica di 50 chili d’oro entro trentasei ore, Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS e comandante della Gestapo nella capitale, presiede al rastrellamento degli ebrei romani avvalendosi di oltre trecento uomini della polizia germanica. Più di milleduecento persone vengono catturate e portate presso il collegio militare di Palazzo Salviati. Dopo il rilascio di chi viene riconosciuto non ebreo, gli altri 1.023 sono tradotti direttamente al campo di sterminio. Soltanto 16 i sopravvissuti.

Giuseppe ed Enrichetta il 18 ottobre partono per Auschwitz, dove lei è uccisa all’arrivo il giorno 23. Il marito conosce un lungo travaglio per morire infine a Buchenwald il 2 febbraio del 1945. 

Tra gli arrestati nella razzia che non faranno ritorno si contano pure:

  • la madre di Giuseppe, Amati Rosa, nata a Roma nel 1869, uccisa all’arrivo ad Auschwitz il 23 ottobre.
  • la madre di Enrichetta, Di Veroli Virginia, nata a Velletri nel 1877, uccisa all’arrivo ad Auschwitz il 23 ottobre.
  • lo zio di Enrichetta, Di Veroli Mosè, nato a Velletri nel 1875. Con lui i figli: Virginia, nata nel 1917, coniugata con Fornari Renato Alberto, del 1913, genitori di Rossana, nata nel ’43; e Samuele, nato nel 1915, morto a Natzweiler. Anche la madre e il fratello di Fornari Renato (Rosa Semoneta e Raffaele Fornari) sono tra le vittime;
  • il fratello di Enrichetta, Marco Mosè Terracina, nato nel 1910, morto a Buchenwald;
  • la sorella di Enrichetta, Giuditta Terracina, nata nel 1913, coniugata con Spizzichino Vittorio Emanuele del 1906, genitori di Enrica, del 1935, di Virginia del 1936 e di Giacomo del 1938, tutti uccisi;
  • il fratello di Enrichetta, Giacomo Terracina, nato nel 1915, coniugato con Di Segni Enrica del 1925, genitori di Virginia nata il 2 giugno ’43, tutti uccisi.