Scheda

Pordes Marco (Markus)



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del marzo '43.

 

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: celibe
In Italia a: Milano
In Italia da: /
Percorso di internamento: C.di c. di Ferramonti di Tarsia (CS) da luglio '40 a ottobre '41; c.di c. di Isola Gran Sasso (AQ) dal 20/10/'41 a maggio '42; c.di c. di Ferramonti di Tarsia dal 16/5/'42 a marzo '43; Sant'Angelo in Vado (PS) dall'11/3 al 3/12/'43 quando viene arrestato. Carcere a Urbino dal 7/12/’43 al 2/5/’44, incluso un periodo a Pesaro. Internato a Urbino dall’8/5/'44. Arrestato dalla GNF il 4/6/’44, carcere a Urbino e poi a Pesaro fino al 15/6/’44 a disposizione della polizia germanica. Carcere di Forlì dal 15 giugno al 5 agosto ’44.
Ultima località o campo rinvenuti: Urbino
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; A1; CS; APz; GCER; Bib.B; ASCSAINV; PaDo; CS; TCas; Ferr; AlHof, AFZ; Bad.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Giunge in Italia dalla Polonia con passaporto rilasciato a Leopoli nel 1930 e valido per cinque anni. Si stabilisce prima a Siena (settembre ’34), poi dal ’36 a Firenze dove si laurea in medicina, dopodiché va a vivere a Milano (da gennaio ’38). E’ la questura di quest’ultima città a segnalarlo al Ministero dell’Interno nel luglio ’40, e lo fa con le seguenti parole: “L’ebreo polacco… è individuo pericoloso perché capace di turbare l’ordine pubblico. Da fonte confidenziale risulta che… si accompagnava con altri connazionali con i quali avrebbe svolto opera di propaganda contro il nostro intervento in guerra. Pertanto si propone l’internamento in un campo di concentramento.”

Così sarà. Markus viene internato in due tempi nel campo di Ferramonti di Tarsia (CS) dove condivide un periodo con un altro medico polacco ben più sfortunato di lui, J.Lewsztein, con il quale si ritroverà a Sant'Angelo in Vado in Provincia di Pesaro.

Nel comune marchigiano vive con lui presso Lucia Capanna, madre di Maria Storti la quale si prodiga in loro aiuto. Il 3 dicembre ’43 per sfuggire all’arresto, Pordes si fa ricoverare in tutta fretta presso l’ospedale di Urbino (PS) ma i carabinieri di Sant’Angelo in Vado lo fermano ugualmente come faranno del resto con gli altri suoi correligionari fuggiti inutilmente da Sant’Angelo verso Pieve dei Graticcioli (PS). Si tratta di J.Lewsztein, di Dewidels e dei coniugi Pacht.

Nei rendiconti dei sussidi percepiti da Markus risultano erogazioni a maggio/giugno '43 e nei mesi seguenti, senza interruzione fino al 7 dicembre di quell’anno quando si annota la formula "trasferito nel campo di concentramento quale ebreo", in realtà il carcere. Stesse parole per Dewidels e Lewsztein, arrestati in quei giorni.

Markus resta incarcerato a Urbino e a Pesaro fino a maggio ’44, incluso un periodo di ricovero in ospedale che però non confonde il medico provinciale il quale lo giudica idoneo al regime del campo di concentramento. Le ragioni di salute sono quelle a cui fanno appello molti detenuti e il dottor Pordes per aiutare l’internato ebreo Gaddo Morpurgo, con il quale condivide alcuni mesi di carcere e periodi di ricovero in ospedale a Urbino, gli pratica iniezioni di latte per fargli venire la febbre. Tali relazioni di amicizia emergono anche in altri casi. Un compagno di cella scarcerato prima di lui si rammarica che il “dottor Marco” debba rimanere ancora recluso (vedi scheda Dewidels). Anche Lea Isa Rosenbaum si preoccupa per il medico polacco (vedi scheda).

Uscito dal carcere e internato a Urbino, il 5 giugno ’44 Markus viene scoperto in compagnia di due inglesi e fermato dalla GNR assieme a loro, con l’accusa di spionaggio filo britannico. Di nuovo incarcerato a Urbino e poi a Pesaro, entro pochi giorni è consegnato ai nazisti di stanza in città i quali lo portano a Forlì per farlo rinchiudere il 15 giugno ’44, come si ricava anche dal registro del carcere. Qui si annota che professa la religione cattolica e che il 5 agosto avviene la sua “traduzione”, senza specificare altro.

Sappiamo da Pordes stesso che quel giorno egli viene prelevato dalle SS per essere deportato in Germania ma riesce a liberarsi. Si salva perché essendo medico viene impiegato dalle SS per certificare le condizioni di salute dei giovani italiani destinati alla deportazione in Germania, che si trovavano a Forlì nello stesso drammatico frangente.

Nel giugno ‘45, da Firenze dove ora risiede, Pordes, facendo notare che non ha ancora trovato lavoro, chiede gli arretrati del sussidio da dicembre ’43, quando fu arrestato la prima volta. Contestualmente dichiara il percorso di internamento subito per ragioni razziali.

Nel contempo, tiene i contatti con la Delasem di Roma, come sappiamo da notizie riferite a Josef Timan. E' proprio il dottor Pordes infatti a informare nell'estate 1945 che il correligionario, conosciuto senza dubbio nelle carceri pesaresi e in quella di Forlì, fu fucilato nel settembre '44 a Forlì dalle SS assieme a dieci compagni di sventura. La notizia raggiunge la Svizzera dal cui territorio il figlio dodicenne di Josef, Rudi, aveva lanciato un appello per conoscere la sorte del padre.

In seguito, nel luglio ’49, presenta di nuovo il suo curriculum di perseguitato per chiedere la cittadinanza italiana. Nella sua ricostruzione, l’arrivo al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS) avviene due mesi prima rispetto a quanto riportato nel database di Anna Pizzuti e non risulta la permanenza a Sant’Angelo in Lizzola (PS) come in tale fonte.

Pordes e Lewsztein sono ricordati nelle memorie di Maria Storti, al cui nome è intitolata una fondazione comprendente un archivio con documenti e oggetti appartenuti ai due medici polacchi.

In base alla testimonianza di L. Casaglia - di cui il dottor Pordes era il dentista - l'ex internato nel '58 si trovava a Forlì dove aveva aperto uno studio.