Scheda

Prochaska Francesco



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del dicembre '41.

 

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: Beretta Maria
In Italia a: Milano
In Italia da: /
Percorso di internamento: C.d.c. di Campagna (SA) da luglio '40 a novembre '41; Sassocorvaro (PS) dall’11/11/'41 a novembre '42; Novi di Modena (MO) dal 9 novembre '42, sede raggiunta da L’Aquila dove si trattiene per pochi giorni; Monfestino di Serramazzoni (MO) presente a maggio '43 fino a novembre '43, quando fugge.
Ultima località o campo rinvenuti: Monfestino di Serramazzoni (MO)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; ASCS; Bad.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era ingegnere e industriale e viveva a Milano da molti anni. La proposta di internamento parte nel luglio '40 dalla Prefettura della città, la quale sottolinea le sue discrete condizioni economiche per cui non ha diritto al sussidio statale. Inviato nel campo di concentramento di Campagna (SA), vi resta per quasi un anno e mezzo, dopodiché nel dicembre del '41 viene trasferito in Provincia di Pesaro.

"Ha precedenti quale antifascista", scrive il questore al podestà di Sassocorvaro per presentarlo. Specifica che è stato inviato in campo di concentramento in quanto "vociferatore disfattista".

Nella diffida firmata l'11 novembre '41 nel nuovo comune, gli vengono posti limiti di circolazione abbastanza ridicoli nella loro pignoleria - non deve allontanarsi dal capoluogo oltre le località Tombarello, Lama di Ruà, Lama di Sopra, Madonnina - e si dice che al momento è autorizzato a risiedere presso Francesco Mercatelli e a consumare i pasti all'albergo di Mercatelli Maria.

Prochaska rimane a Sassocorvaro per un anno – da novembre ’41 a novembre '42 – durante il quale tiene corrispondenza con un amico ancora internato nel campo di concentramento di Campagna, dal quale proviene, il polacco Samuele Köhn.

Dalle lettere, pur nella traduzione grossolana del censore, si colgono il tono affettuoso e forte calore umano nei confronti dei tanti compagni che Francesco (Franzl) ha lasciato nel campo e ai quali manda i suoi saluti. Dice che dopo un mese ha avuto notizie da Schnitzler e che gli ha mandato 50 lire destinate a un altro internato; ha lasciato una somma uguale anche per Leon per quando tornerà dall'ospedale. Si è preoccupato poi per Samuele Viola che ora ha 300/350 lire, "di più non posso fare", annota. Quest'ultimo è molto malato e sarà accompagnato a Trieste. A suo favore Prochaska scriverà una lettera al Ministero della cultura popolare a Roma, incaricando una persona di sua conoscenza affinché segua il caso. 

Ricaviamo poi notizie su aiuti finanziari a favore dello stesso Samuele Köhn e quanto al debito che ha con lui lo rassicura: “Con me farai i conti quando vorrai, anche fra cento anni”. Aggiunge poi in un altro punto: "Il denaro non ha importanza, basta la salute e tutto quello che auguriamo ai nostri fratelli e Famiglie."

Lo scrivente si rammarica che l’amico abbia avuto un diverbio con un altro correligionario a causa della posta e gli consiglia di “spedire” a sua moglie a Milano. Aggiunge di trovarsi bene a Sassocorvaro, dove inizialmente viveva in albergo (N. B. all’epoca, l’unico del paese era il “Tanfulla”) e in seguito in casa privata pur continuando a consumare i pasti all’albergo. Siamo nell'inverno 1941/'42 e fa molto freddo, pertanto ha dovuto riscaldare la camera per tutto il giorno. Inoltre c'è la neve e l'impedimento ha interrotto la posta per sette giorni.

Nelle lettere gli ricorda conoscenze comuni, ebrei internati come loro, tutti stranieri. Si riconoscono i nomi di Viola, Waldmann, Wulfin, Propst, Nachmann, Schnitzler, Teichner, Angleib, Tauger, Feltuers, Potz, Leon e Arthur Pollak, e altri non identificabili. Una persona viene chiamata "Vincere", probabilmente un italiano addetto al campo di concentramento, al quale pure Prokaska manda i suoi saluti.

A sua volta nello stesso anno 1942 l’ingegnere riceve posta da Paolo Schwarz e da Hans Stawski, anch’essi passati per il campo di Campagna e ora internati a Urbania, in Provincia di Pesaro.

Trasferito a L'Aquila su sua richiesta, Prochaska vi rimane per pochi giorni, poi è inviato quale internato a proprie spese in Provincia di Modena, prima a Novi, poi a Monfestino in Serramazzoni. Un anno dopo, nel novembre '43, si rende irreperibile. Ritorna visibile nel settembre 1958 quando il sindaco di Sassocorvaro certifica “su richiesta dell'interessato” i periodi di internamento da lui subiti per ragioni razziali.