Scheda

Pugliese Vittorio



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del luglio '40.

Famigliari compresenti: moglie convivente
Coniugato/a con: Plotzner Anna Maria
In Italia a: Milano
Percorso di internamento: Sant'Agata Feltria (PS) dal 23/7/'40 al 17/3/'42; Urbania (PS) dal 24 marzo a giugno '42 quando ottiene il poscioglimento.
Ultima località o campo rinvenuti: Urbania (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: S.Arcangelo di Romagna (FO)
Fonti: ASP; ASCSAF; ASCU; ASCU2; TAMP; A4; LM/AM; Bitt.
Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era avvocato e viveva a Milano. Ha un fascicolo a suo nome presso il Casellario Politico Centrale. Nel '38 viene sospeso dall'Ordine degli avvocati della sua città e nel '40 è incarcerato a San Vittore dove si incontra con altri antifascisti. Nel luglio dello stesso anno, il questore lo segnala per l’internamento in quanto socialista.

La misura durerà due anni, durante i quali la moglie Anna Maria sarà al suo fianco. Si tratta della seconda moglie, essendo Pugliese vedovo.

Entrambe le località dove viene relegato sono in Provincia di Pesaro. La prima sede è Sant'Agata Feltria. Qui si ritrova con il romano Benedetto Coen, che diventa suo amico, poi con Aldo Moscato assieme al quale nel settembre del '41 inoltra al podestà la richiesta di poter celebrare le imminenti festività ebraiche, di ricevere libri di preghiere e di riunirsi per le funzioni religiose. Riteniamo che i due internati abbiano ottenuto quello di cui avevano bisogno, analogamente ad altri casi della provincia in cui si riscontra che era la Delasem di Genova - o quella di Napoli - a inviare il materiale ai municipi di riferimento.

I buoni rapporti con le autorità locali sono destinati a incrinarsi ben presto, anche perché l'internato si fa vedere spesso in compagnia di cittadini "di dubbia fede politica". Da una segnalazione delle forze dell'ordine locali veniamo poi a conoscenza di un episodio ancora più grave. Trovandosi all'interno di un negozio del paese dove si è recato per acquisti, l'avvocato registra l'entusiasmo del gestore alla notizia dell'avanzata tedesca sul fronte russo e gli sfugge un commento: sì, i tedeschi adesso picchiano sodo ma presto dovranno lasciare i territori che hanno conquistato. 

Per queste parole riceve un pugno in faccia, ma è lui ad essere punito. Viene sanzionato con un trasferimento per ragioni "disciplinari".

Giunge a Urbania nel marzo del '42. Qui compare nell'elenco dei 22 internati che non possono ricevere o spedire direttamente la corrispondenza. Gli estremi delle loro lettere vengono diligentemente annotati in entrata e in uscita in apposito registro. Pugliese indirizza posta a Milano e a Piacenza dove vivono le sorelle.

Quattro gioni dopo il suo arrivo nel comune - l'antica Castedurante - forse venendo a conoscenza della presenza di una ricca biblioteca, l'avvocato chiede di potervi accedere, ma il podestà gli risponde che a un internato ebreo non è concesso di poter entrare in una biblioteca.

Il suo nome non compare nei rendiconti dei sussidi, in quanto, essendo ritenuto abbiente, non ne riceve. In realtà per la forzata inattività la famiglia esaurisce i suoi averi. A Urbania c'è chi lo consulta come avvocato, fra gli altri un'anziana coppia che ha in casa "soldi vecchi" risalenti alla Prima Guerra Mondiale e rischia di perderli. Persino il maresciallo dei carabinieri ricorre alla sua penna quando deve scrivere atti importanti. Questi episodi erano ricordati dalla moglie.

Nel giugno del '42 ottiene una licenza - lungamente sollecitata - per motivi famigliari. Sarà questo l'ultimo periodo della sua restrizione, in quanto viene prosciolto grazie a una persona con la quale era entrato in corrispondenza nei mesi precedenti. Si tratta di Ernesta Bittanti, vedova di Cesare Battisti. Le lettere sono state pubblicate nel 2010.

In seguito, sicuramente dopo l'otto settembre, Pugliese si nasconde con la moglie in una casa diroccata di San Vito, località del comune di Sant'Arcangelo di Romagna non lontana da Viserba di Rimini dove l'avvocato possiede una casa estiva che gli verrà requisita. Il contadino di San Vito che lo ospita, Egisto Marrone, abita accanto alla cascina. Pur essendo poverissimo, provvede alle necessità dei Pugliese pretendendo solo il corrispettivo delle spese alimentari.

Nel 1945 l'avvocato viene reintegrato nell'Ordine da cui era stato cancellato per ragioni razziali. Quanto agli altri componenti della famiglia, un fratello era riuscito a emigare in Argentina prima della guerra. Una nipote si è salvata nascondendosi in un convento di Ferrara con il marito, mentre due giovani congiunte, Novella e Amelia Melli di Arrigo, sono deportate ad Auschwitz attaverso Fossoli e non faranno più ritorno.

Sulla vicenda di Pugliese si veda anche Con foglio di via, citato nelle fonti pubblicate.