Scheda

Schwarz Karl



Didascalia:

Dalla scheda segnalatica della Questura di Pesaro del novembre ’41.

Famigliari compresenti: moglie
Coniugato/a con: Linser Margarethe
In Italia a: Milano
In Italia da: Germania
Percorso di internamento: C.d.c. di Alberobello (BA) dal 26/7/'40 a settembre '41; Pescasseroli (AQ) dal 10 settembre a novembre '41; Pennabilli (PS) dal 14/11/'41 al 4 dicembre '43, giorno dell'arresto. Resta in carcere a Novafeltria (PS) fino al 31 maggio '44. Ancora internato a Pennabilli fino al 10/11/'44.
Ultima località o campo rinvenuti: Pennabilli (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: Roma Cinecitt
Fonti:

ASP; A1; A2; Fcr; ASCP; AGPN; LM/AM; A2-b.324; GENI; Dak; Tnipoti, Soton; Bad.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era operaio e commerciante, forse in momenti diversi. Dai documenti d'archivio sappiamo che venne internato per quattro mesi nel campo di Dachau e poi espulso dalla Germania. Nei registri conservati presso l'archivio del campo risulta che vi fu condotto da Vienna il 15 novembre '38 all'interno di un trasporto di 397 ebrei maschi - subito dopo il pogrom dei giorni 9/10, conosciuto come Notte dei cristalli - e restò recluso nel campo fino al 1° marzo '39.

 Prima di giungere in Italia infatti la famiglia Schwarz aveva domicilio a Vienna. 

Il 13 luglio del '39 Karl entra nel Regno con la moglie Margarethe Linser e si stabilisce a Milano. Sono entrambi in possesso di passaporto germanico rilasciato a Vienna nel '39. La coppia era riuscita a mettere in salvo i tre figli minorenni a Londra e cercava la strada per emigrare lontano dall'Europa e per poter vivere "in qualche luogo".

Dopo vari tentativi di espatrio falliti - anche verso l'Etiopia - scattano i dispositivi delle leggi razziali. Il Prefetto di Milano, Marziali, nel luglio ’40 informa il suo omologo di Bari che Karl Schwarz è stato destinato all'internamento nel campo di concentramento di Alberobello. Karl vi resta per più di tredici mesi. Nel sito di Alberobello/Casa rossa è detto operaio tedesco. 

L’anno seguente viene trasferito a Pescasseroli (AQ) dove lo raggiunge la moglie. Di qui, due mesi dopo, i coniugi partono per la Provincia di Pesaro e giungono a Pennabilli nel novembre ’41. In paese sono presenti altri ebrei internati che entreranno con loro nel censimento dell'anno seguente, novembre '42. Si tratta, oltre agli Schwarz, di G. Aboaf,  A. Ball, Zora Bijelic e il figlio M. Wilczek e M. L. Ryza.

Giacomo Aboaf, allora ventenne, si ricordava degli Schwarz e riconobbe la foto di Karl a distanza di oltre sessant'anni.

 Verso la fine del 1942 Karl chiede al Ministero dell'Interno che un parente di suo padre, Leo Spitz, ora internato nel campo di Ferramonti e precedentemente in quello di Alberobello assieme a lui, possa essere avvicinato a Pennabilli; scrive che sarebbe ben lieto di prendersene cura assieme a sua moglie Margarethe. La richiesta non viene accolta.

Il 6 luglio ’43, nell'ambito del rinnovo dei permessi di soggiorno per gli stranieri, da Roma si chiede al Prefetto di Pesaro/Urbino la seconda copia del modulo specifico riguardante sia Karl che altri cinque ebrei soggetti alla stessa misura di polizia, internati in diversi comuni della provincia. Vengono nominati Birnbaum, Hantwurzel, Pacht, Ryza, e Rosenzweig Mosè.

E' conservata presso l'archivio di Bad Arolsen, traccia della consegna di una lettera destinata a Schwarz da parte della Croce Rossa il 18 settembre '43. Il messaggio viene inoltrato in prima battuta al podestà di Pennabilli dove l'internato risiede. 

Nel piccolo comune qualche mese dopo, per l'esattezza nel momento dell’arresto generalizzato degli ebrei in base all'ordinanza del 30 novembre '43, sono rimasti solo Karl e la moglie. Qui essi vengono arrestati il 4 dicembre '43. Incarcerati a Novafeltria (PS), si ritrovano con gli ebrei catturati a Sant'Agata Feltria (PS): Sender EhrenwortRifka Schuldenfrei e Coen Attilio, non internato ma sfollato da Ancona. 

Karl resta recluso fino al 31 maggio '44, tre mesi in più della moglie, poi viene internato nuovamente a Pennabilli dove è presente fino alla liberazione del territorio. In totale, includendo il periodo del carcere, la coppia rimane a Pennabilli per tre anni. A quel punto raggiunge il campo di raccolta di Roma-Cinecittà dove resta per oltre due anni, come verremo a sapere dalla testimonianza dei discendenti. 

Nel marzo del '45 Karl è citato assieme ad altri ebrei stranieri ex internati per la verifica da parte della prefettura e della questura romane sul periodo di internamento subito in Provincia di Pesaro. Si tratta, oltre a lui, di E. Weisz (Bianchi)M. Z. HantwurcelE. Winter e L. Scharfberg. Tutti costoro per poter ottenere il sussidio devono dimostrare di aver conosciuto la restrizione coatta nei campi o nei comuni italiani.

Sui coniugi Schwarz si veda Con foglio di via, nelle fonti pubblicate. Al momento della stesura dell'opera non si sapeva nulla sulla restante parte della famiglia Schwarz. Ora, grazie a ricerche genealogiche e al contatto con i discendenti, raggiunti nei primi mesi del 2018 attraverso un lavoro in team con alcune insegnanti della Scuola Media Statale di Sant'Arcangelo di Romagna, sappiamo che i tre figli di Karl e Margarethe si salvano per certo. 

Questa la sintesi della testimonianza ottenuta via email da Rachel, figlia di Fritz, a sua volta figlio di Karl e Margarethe. 

I tre ragazzi si chiamavano Josef, Fritz ed Erica. Vennero in Inghilterra in uno dei trasporti per bambini organizzati dal rabbino Solomon Schonfeld, arrivando alla stazione di Liverpool Street a Londra nel dicembre del 1938. Per fortuna si erano registrati per il trasporto. Fu quasi un caso. Era stata Erika a deciderlo per restare insieme a un'amica già iscritta. La madre Margarethe in quel momento era sola, visto che Karl si trovava recluso a Dachau, e probabilmente ancora non si rendeva conto del pericolo per i suoi figli. Se avesse aspettato ancora poteva succedere che i treni fossero pieni. 

Erica fu mandata in un ostello ebraico a Nottingham dove però non si trovava bene perciò alla fine raggiunse uno dei fratelli a Londra. 

Nel frattempo Karl fu rilasciato da Dachau avendo servito nella prima guerra mondiale e ricevuto una medaglia. Gli fu concesso poco tempo per lasciare l'Austria. Poteva trasferirsi in Jugoslavia o in Italia. Allora era considerata più pericolosa l'Italia come alleata fascista della Germania nazista. 

A Londra Fritz vendette il suo unico bene, un orologio d'oro, e prese in prestito il resto del denaro per consentire ai genitori di fuggire in Italia. Si rivelò una fortuna il fatto che non potessero permettersi il viaggio in Jugoslavia che era più costoso. 

Josef e Fritz furono internati nell'Isola di Man come "stranieri nemici". Dopo un po', a Josef fu offerto di unirsi all'esercito britannico e Fritz rimase nell'isola di Man. Più tardi Josef diventò panettiere, vivendo nell'East End di Londra. Fritz ha continuato a studiare e ha iniziato diversi apprendistati: presso una pellicceria, un orologiaio e successivamente un produttore di borse. Questa alla fine fu la sua professione per tutta la vita. 

I tre figli restano in contatto con i loro genitori durante tutta la seconda guerra mondiale. Ma poiché la casa di Londra dove vivevano fu bombardata, alcune lettere non furono ricevute e vennero restituite chiuse. 

Quando Erica si sposò, sapendo che il padre e la madre in Italia erano "senza un soldo e affamati" iniziò a mandare loro il salario che guadagnava molto duramente. Fritz si fidanzò con un'altra rifugiata viennese che era stata una vicina di casa ma procrastinò la data del matrimonio in modo che i genitori potessero parteciparvi. Li aiutò anche a sostenere le spese di viaggio. 

Karl e Margarethe giunsero in Inghilterra nel giugno del 1947. A quel punto Karl poteva trovare solo lavori precari e provvisori per cui ancora una volta furono i figli a sostenerlo. Quando Erica e la famiglia si trasferirono in una casa più grande, i genitori si unirono a lei. Erica e i fratelli li hanno seguiti fino alla fine con grande attaccamento e cura. Tutti hanno lavorato duramente per guadagnarsi da vivere, ma hanno comunque cresciuto grandi famiglie felici dando ai loro genitori la gioia di vedere nipoti e pronipoti. Nonostante disagi e povertà, erano tra i pochi fortunati a cui sopravvisse tutta la famiglia. I nipoti a scuola erano tra i pochissimi ad avere i nonni viventi. 

Dai tre figli che si sono salvati a Londra si diparte una numerosissima discendenza. La maggioranza dei pronipoti vive in Gran Bretagna, a Londra, ma anche a Manchester e Gateshead. Alcuni vivono in Israele.

Tragica la sorte della famiglia originaria di Margarethe: i genitori deportati e uccisi a Theresinstadt, Il fratello Emil Egon morto ad Auschwitz e la zia materna Mathilde Eisinger a Treblinka. 

Dalla Hartley Library,  Archives & Manuscripts, Università of Southampton, che ha conservato la documentazione sui kindertransport (fonte Soton) conosciamo per certo le date di nascita dei fratelli Schwarz e quelle di arrivo in Gran Bretagna, oltre alla prima sistemazione. Le schede individuali che li riguardano portano l’intestazione: Consiglio di emergenza religiosa del Capo Rabbino e B’nai Brith (Figli dell’Alleanza). Quest’ultima è un’associazione di beneficienza fondata nel 1843 da ebrei tedeschi a New York e con sedi anche in Europa.

Josef è nato l’8 settembre 1922, Fritz il 1° marzo 1924 ed Erica il 6 marzo 1926. Giungono a Londra il 24 dicembre del 1938: Josef ha 16 anni, Fritz 14 ed Erica 12. 

Erica viene accolta a Nottingham dal Comitato rifugiati ebrei scuola secondaria, “The Rainbow”. I fratelli Fritz e Josef sono ospitati nel West Ham Hostel a Londra; per loro risulta anche l’annotazione “interned” e un nuovo indirizzo in Bethune Road, che si trova a Stamford Hill, Londra, dove esiste un campo di raccolta. Erica lascia ben presto la prima sede (10 gennaio ’39) e, come raccontato dai nipoti, raggiunge i fratelli o uno di loro.