Scheda

Soldinger Emanuele (Emanuel)



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del luglio ’41.

Famigliari compresenti: moglie e figlio conviventi
Coniugato/a con: Dei Lea
In Italia a: Milano
In Italia da: /
Percorso di internamento: C. di c. di Ferramonti di Tarsia (CS) da dicembre 1940 al 23 luglio '41; Sant'Angelo in Vado (PS) dal 26 luglio '41 al 21 aprile '42, data della revoca per "atto di clemenza del Duce".
Ultima località o campo rinvenuti: Sant'Angelo in Vado (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; ASCSAINV; Cdec (fondo Kalk); Ferr; Brog, JewG; Swiss.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

 

Era ingegnere, in Italia dal 1925, coniugato con italiana dichiarata non ebrea nei documenti presenti presso l'Archivio di Stato di Pesaro. La famiglia risiedeva a Milano in via Pacini.

Grazie al fondo presente presso l'Archivio Federale svizzero abbiamo ottenuto informazioni sulla vita della famiglia, che integrano e precisano quanto risulta in ASP e nel database di Anna Pizzuti. Qui si dice che Soldinger viene internato nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS) nel marzo ’41. Dalla dichiarazione dell'interessato ricaviamo invece che l'internamento in tale campo ebbe inizio nel dicembre '40. Egli afferma pure che si concluse nel maggio del '41, mentre proseguì fino a luglio.

Il suo contributo professionale per l’allestimento delle strutture del campo è attestato nel fondo Kalk conservato presso il Cdec.

Il 26 luglio ‘41 Soldinger, ebreo apolide ungherese, giunge in Provincia di Pesaro come internato “libero”. Sul retro del foglio di via, emesso dal direttore del campo di concentramento, Paolo Salvatore, si indica l'itinerario obbligato del viaggio in treno - Mongrassano, Cosenza, Paola, Napoli, Roma, Pesaro - e l'arrivo a Pesaro con alloggio presso “Albergo Stella”.

Il Prefetto di Bari fa pervenire immediatamente una lettera all'omologo di Pesaro, Giovanni Mosconi, raccomandandogli la moglie italiana di Soldinger, Lea Dei, “figliola di un mio caro amico”. Lo prega di riceverla e “ascoltarla benevolmente”.

La moglie e il figlioletto Giorgio, nato a Milano il 13 agosto ’40, si riuniscono al marito su autorizzazione del Ministero dell'Interno. Nei prospetti dei sussidi per gli internati a Sant’Angelo in Vado (PS) risultano le somme percepite fin da luglio '41 anche per i due famigliari, come richiesto dal capo famiglia: si tratta di 4 lire al giorno per lei e di tre lire per il bambino.

A settembre ’41 viene disposto il trasferimento dell'internato ad Apecchio (PS), non sappiamo per quale motivo. La moglie Lea Dei, qualificandosi italiana ariana come il figlio, scrive subito al prefetto di Pesaro per esprimere i sentimenti del marito, internato perché “straniero apolide di razza ebraica”, addolorato per tale decisione dopo poche settimane dall'arrivo nel comune di San'Angelo. Fa presente che il figlio ha solo tredici mesi, che hanno sostenuto spese per la sistemazione e che lei stessa ha bisogno di clima mite per ragioni di salute, attestate nell'accluso cerificato dal dott. Francesco Coarelli di Sant'Angelo in Vado.

Nata a Molfetta (BA) il 21/10/1906 da Pietro e Maria Spagnoletti, Lea Dei Soldinger era evidentemente in rapporti con il capo della provincia della regione d’origine e forse è questo contatto ad agevolare le cose, visto che il trasferimento non pare realizzarsi.

Pochi mesi dopo, nell’aprile del ’42, il marito ottiene la revoca per “Atto di clemenza del duce”.

Non passano molti mesi e si registra la fuga all'estero. Nell’opera di Renata Broggini, La frontiera della speranza, i Soldinger sono elencati tra i profughi accolti nella Confederazione elvetica durante il secondo conflitto mondiale.

Dal fondo Soldinger presente nell'Archivio Federale svizzero otteniamo informazioni preziose sui tempi e le modalità dell'espatrio e sulla successiva sistemazione. Nel questionario sottoposto ai rifugiati dalla polizia elvetica e in successivi interrogatori, Emanuele Soldinger e la moglie Lea affermano di essere entrati illegalmente in Svizzera senza l'aiuto di nessuno e di non avere in Svizzera appoggi di sorta, né beni. Possiedono 420 franchi e altra somma presso il fratello di Emanuele che vive in India. Hanno varcato la frontiera a Fornasette presso Luino il 1° ottobre '43 (e non il 12 novembre ’43 come risulta in JewsGen dove la nazionalità di Emanuel è detta sconosciuta e quella della moglie Lea e del figlio Giorgio, italiana).

I Soldinger si sono presentati spontaneamente alla guardia di frontiera. Il primo interrogatorio è avvenuto a Bellinzona dove è depositato il passaporto del capo famiglia, dopodiché sono stati accolti con il loro bambino di tre anni nel campo profughi di Ringlikon, presso Zurigo. Dichiarano di essere espatriati in quanto perseguitati per le loro idee politiche e religiose: come ebrei dovevano fuggire dai tedeschi. Anche la moglie si dichiara ebrea. Il figlioletto è detto ebreo di nazionalità polacca.

Soldinger non è mai stato in Polonia benché abbia quella nazionalità. Nel verbale di interrogatorio cui viene sottoposto l'11 ottobre '43, leggiamo che non ha mai fatto il servizio militare. Egli aggiunge poi: “Sono ebreo, non ho condanne penali, politicamente sono neutrale”.

Dal 1917 al 1925 è vissuto in Ungheria dove ha compiuto gli studi primari, poi dal 1925 al '43 è vissuto in Italia dopo che i suoi genitori hanno ottenuto il permesso per ragioni di studio. Ha studiato per due anni Ingegneria a Padova, per un altro anno a Pisa e per altri due al Politecnico di Torino, conseguendo nel 1930 il diploma di laurea come ingegnere civile. In seguito ha lavorato per due anni a Torino presso la Società Autostrade Torino/Milano e a Milano presso altre società di costruzioni. E' stato internato a Ferramonti di Tarsia nel dicembre '40 e in seguito inviato in internamento libero. Di qui è stato “rilasciato completamente”.

Sappiamo infatti che nell'aprile '42 ha ottenuto un Atto di clemenza del duce.

L'anno seguente, per la precisione nell'ottobre '43, la decisione di passare illegalmente la frontiera con moglie e figlio. Egli spiega che, nel caso di un bombardamento sul capoluogo lombardo, avevano preso la residenza e un secondo appartamento a Melzo (distante circa 12 chilometri da Milano). Quando gli viene detto che la polizia lo vuole a Milano decide di scappare. Conduce la sua famiglia in treno via Varese al confine svizzero verso Luino.

Emanuele conosce le lingue italiana, tedesca, francese e quella materna, la ungherese. E' disposto a prestare la propria opera lavorativa come muratore, disegnatore, autista, fotografo.

Dei propri genitori – Abram nato nel 1876 e Rosa del 1879 – afferma di non sapere dove si trovino e così pure del fratello Hirsch, nato nel 1902. Il fratello medico Leopold, nato nel 1904, è residente ad Amritsan nel Punjab, India. Il terzo fratello, di nome Eugenio, nato nel 1911, vive a Budapest, Kadar n. 5.

Circa le prospettive future, l'ingegnere afferma che gli piacerebbe vivere con sua moglie e suo figlio e spernell'aiuto di una persona che da anni conosce la famiglia di sua moglie. Si tratta del signor Werner Moll, residente a Chiasso in corso San Gottardo 68. Da costui vorrebbe ottenere le garanzie richieste affinché possano essere liberi.

Il sig. Moll visiterà i Soldinger a Minusio nel febbraio '45, come registra puntualmente la polizia.

Altre referenze dichiarate dai profughi sono quelle dell'ing. Frauser, San Nazzaro (Canton Ticino), e di Klara Lanyi, sposata Aerztin, Lugano.

Quanto alla famiglia della moglie Lea, il padre Pietro Dei, nato nel 1879, si trova a Milano. Lea è insegnante. Nel questionario che le viene sottoposto leggiamo che ignora dove siano i fratelli: di Aldo - del 1909 - non sa nulla, mentre Dino - del 1911 - è prigioniero di guerra in Germania. Lea dichiara che la carta di identità del figlio si trova a Bellinzona. Dice di conoscere il francese e si rende disponibile a lavorare come sorvegliante, oppure con i bambini, essendo anche specialista in problemi psichici infantili.

La famiglia viene divisa. Dopo il campo di Ringlekon (villaggio nel comune di Uitikon, Zurigo), Lea e il figlio vengono mandati presso una casa di internamento a Lenzerheide (Grigioni) e Emanuele in un campo di lavoro a Champéry (Vallese). E' citato anche Adliswil (Zurigo). Poi, moglie e figlio vengono sistemati presso la famiglia Gambarini-Faoro a Minusio (Ticino).

Nel '44, avvalendosi di certificato medico, il marito ottiene infine il congedo dal campo di lavoro e si riunisce alla moglie. Il 18 dicembre '44 nasce il secondo figlio, Herman.

Finita la guerra, le autorità alleate stabiliscono precise regole per i rimpatri, pertanto le autorità svizzere invitano ad attenersi ad ordini tassativi. E' previsto il pagamento della tassa per gli stranieri ospitati in Svizzera e Soldinger si impegna a liquidarla non appena potrà tornare in Italia e riprendere il lavoro di ingegnere. Nel luglio 1945 i Soldinger lasciano la Svizzera per l'Italia: nel commiato le autorità svizzere dichiarano di essere state onorate di ospitarli. 

Dal database di JewishGen ricaviamo che il fratello di Emanuele, Eugenio, viene deportato dall'Ungheria. Dei genitori veniamo a sapere che si sposarono nel 1901 a Cracovia, Polonia. Abram, di Hirsch e Marjem, era nato a Nieplomice - non lontano da Cracovia - e faceva il sarto, la moglie Rosa Finkelstein, di Abram e Sprinca, era nata a Skawina pt. Podgorze, ancora più prossima a Cracovia.