Scheda

Stiassny Ludwig



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del dicembre ’41.

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: celibe
In Italia a: /
In Italia da: Lubiana, Jugoslavia
Percorso di internamento: Urbania (PS) dal 17/12/'41 al 4/12/'43 quando fugge. Rintracciato il 12 gennaio '44, è incarcerato a Urbino. 
Ultima località o campo rinvenuti: Urbania (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: s
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; A1; A2; LDM; ASCU; Urbi; ASCU2; EFo; GCER; ASSU; Bad;GENI.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era un commerciante-sarto. Il suo domicilio prima dell'internamento è Vienna.

Il 16 dicembre '41 entra nel Regno da Lubiana con passaporto germanico rilasciato a Vienna nel marzo ’39 e prorogato a Zagabria il 7 gennaio ’41. Tali notizie risultano dall’immatricolazione per Soggiorno stranieri in Italia effettuata il 18 dicembre ’42 a Urbania, comune pesarese che sarà l'unica sede del suo internamento in Italia.

Stiassny vi resta per ben due anni prima di conoscere il carcere. Egli risulta apolide e celibe, ma la sua vicenda è legata a quella di Zac Bassia che qualche studioso considera sua moglie. I due ebrei giungono in internamento lo stesso giorno da Lubiana ma in realtà sono dichiarati “soli", inoltre percepiscono ciascuno un distinto sussidio per l'alloggio.

Nel maggio '42 Ludwig è incluso nell'elenco dei 22 internati di Urbania che non possono ricevere direttamente la corrispondenza. Nel corso dell'anno egli scrive più volte alla Delasem di Genova, regolarmente a cittadini di Vienna (Maria Kohn), di Zagabria (Adele Frantisch), di Spalato (Fritz Kohn), Fiume e Varazdin, oltre che a Enrico Bosnjak internato a Canelli (Asti) e a Felix Blumenfeld, internato a Ferramonti di Tarsia. Quest'ultimo era suo cognato e nel '42 aveva chiesto di essere trasferito a Urbania senza ottenerne l'autorizzazione. 

Il Ministero dell'Interno nel novembre '42 acconsente al suo ricovero per un intervento chirurgico che sarà eseguito nella infermeria di Urbania. Da Roma si raccomanda che "la degenza sia limitata al tempo strettamente necessario".

L'internato riceve piccoli aiuti finanziari da un cittadino romano e da due cittadini di Fiume, fra cui l'internato Werczler Lazzaro che in quel frangente (marzo '43) doveva essere tornato a casa in licenza.

Con la diffusione della notizia dell'arresto generalizzato degli ebrei, il 4 dicembre '43 Ludwig si rende irreperibile contemporaneamente ai correligionari Bassia Zac, Lazzaro Werczler, Paolo Schwarz e Greta Preisch Hess. Rintracciato il 12 gennaio '44, viene incarcerato a Urbino e resta a lungo recluso. E benché si dichiari ammalato, viene giudicato idoneo a sopportare il regime del campo di concentramento.

In una lettera autografa indirizzata dal carcere alla Questura di Pesaro il 4 aprile ’44, egli chiede “con cortese sollecitudine” di essere scarcerato. Nell’istanza non manca di esporre precise motivazioni. Poiché il medico provinciale lo ha giudicato idoneo a sopportare il regime di vita del campo di concentramento, "a norma di legge non può essere ristretto in carcere per misure di P.S. oltre un mese". Tanto più se si considera che per le sue condizioni di salute non può essere curato adeguatamente in un carcere. Pertanto "prega insistentemente di volere prendere in seria considerazione" la sua richiesta di essere inviato in un campo di concentramento. Fa presente di essere un ex Ufficiale.”  

L'istanza non ha esito. Con periodi di interruzione per ricovero in ospedale, resta recluso fin verso la fine di giugno quando conosce un nuovo ricovero ospedaliero.

Ora, conosciamo la sua sorte grazie alla richiesta di informazioni avanzata nel febbraio ’45 dalla Delasem di Roma alle autorità di Urbino per conto di una signora di Firenze, Frida Brunner, la quale dichiara di aver ricevuto notizie dall’internato solo fino a gennaio ’43. Veniamo così a sapere che proprio presso l’ospedale civile Ludwig “venne preso dalla gendarmeria tedesca e trasportato a Forlì”, come riferisce il sindaco di Urbino due mesi dopo, sentita la questura.

Nel volume Ebrei in Romagna l'arresto è collocato a Urbino il 12 agosto, cui segue la detenzione nel carcere di Forlì a partire dal giorno 13; dal Libro della memoria risulta la sua morte in eccidio per mano tedesca nel campo di aviazione di Forlì il 5 settembre '44. Per entrambe le opere si veda alle fonti pubblicate.

In GENI, dove la sua morte non è registrata, compaiono i nomi di sei fratelli e sorelle. Di questi, Hans, nato il 24/04/1899, è deportato da Vienna a Riga il 26 gennaio '42 e compare tra le vittime dell'olocaustro dell'Austria.