Scheda

Szant Giuseppe



Famigliari compresenti: moglie
Coniugato/a con: Weigler Carlotta
In Italia a: Trieste
In Italia da: /
Percorso di internamento: Urbania (PS), arrestato il 3/12/’43. In carcere a Urbino dal 3/12/'43 al 12/4/'44. Internato a Urbania, vi resta fino alla fuga.
Ultima località o campo rinvenuti: Urbania (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: Trieste
Fonti:

ASP; CS; ASCU; Talla; GCER; Apz.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

A Trieste aveva una fabbrica dove si produceva linoleum. Giunge in Provincia di Pesaro come sfollato. Il 3 dicembre '43 viene fermato con la moglie Carlotta Weigler dai carabinieri di Urbania. Nel verbale d’arresto, che conta nove ebrei, gli Szantò sono distinti dagli internati  - Hes Giuseppe, Timan Joseph, Helmann Ralph e Levi Salomone di Michon - in quanto "sfollati" al pari della famiglia Ancona. 

Vengono tradotti nelle carceri di Urbino. Pochi giorni dopo, il 14, Giuseppe è presente nelle prigioni di Pesaro con un gruppo di ebrei, forse per visita medica (su questo punto si veda la scheda della moglie).

Sicuramente viene visitato dal medico provinciale il 6 aprile '44, dopo oltre quattro mesi di detenzione. Il responso, avente per oggetto "visita ad ebreo", in apparenza non gli è favorevole perché il dott. Marco De Marco lo giudica "idoneo a sopportare il regime del campo di concentramento", tuttavia ritiene necessaria la sua presenza per assistere la moglie. Per questa ragione, Giuseppe viene scarcerato. Tornato a Urbania come internato, vi resta fino alla fuga.

La storia sarebbe finita senza la testimonianza di un cittadino di Urbania, Antonio Tallarini. Egli ricorda che i suoi genitori nascosero in casa propria i coniugi Szantò che in precedenza vivevano presso il barbiere Stanislao Frattini. Fu proprio quest’ultimo a indirizzarli da Vincenzo Tallarini e da sua moglie Seconda che avevano una casa colonica fuori del paese, sulla dorsale collinare: il podere Montanara. Giuseppe restava sempre nascosto, mentre sua moglie, che parlava perfettamente il tedesco, osava conversare con i militari germanici che si presentavano da quelle parti, fingendo di essere una sfollata del Nord. I due coniugi rimasero dai Tallarini fino alla liberazione del territorio e mantennero contatti anche dopo la guerra, scambiandosi delle visite per diversi anni. Erano tornati a vivere a Trieste e avevano ripreso il loro lavoro.

Per il loro presunto legame con Lazzaro Werczler durante la permanenza a Urbania, si veda la scheda di quest'ultimo.