Scheda

Winter Emerico



Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: celibe
In Italia a: Roma
In Italia da: /
Percorso di internamento: C.di c. di Nereto (TE) dal 28/4 al 23/5/'41; Borgopace (PS) dal 26/5 al 27/9/'41; Sant'Agata Feltria (PS) dal 29/9 al 17/12/'41; Urbania (PS) dal 19/12/'41 al 23/2/'42; Bolsena (VT) dal 28/2 al 17/12/'42; Latera (VT) dal 18/12/'42 a giugno '43; c.di c. di Ferramonti di Tarsia (CS) dal 16/6 al 7/9/'43 quando si dà alla fuga.
Ultima località o campo rinvenuti: Ferramonti di Tarsia (CS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: Roma
Fonti: ASP; ASCSAF; ASCU; ASCU2; A2-b.375; LM/AM.
Presente fasc. in ASP:
Profilo biografico:

Entra in Italia nel 1932, si laurea in medicina a Modena e si specializza in tisiologia a Roma presso la clinica "Forlanini".

Quando, con il dispositivo delle leggi razziali, è obbligato a lasciare il Regno in quanto ebreo straniero, cerca di procrastinare l'invio in internamento previsto nel caso di mancato rispetto della legge. E poiché lavora presso la struttura dove si è specializzato, chiede di potervi restare accampando ragioni di salute che non sono ritenute credibili. I colleghi cercano di aiutarlo, ma invano.

La prima sede che gli viene destinata nell’aprile del ’41 è il campo di concentramento di Nereto in Provincia di Teramo. Di lì inizia una peregrinazione che durerà due anni e mezzo. In ogni località in cui si trova a risiedere come internato, il giovane medico presta la sua opera professionale presso la popolazione, nonostante i continui richiami e le punizioni cui lo sottopongono le autorità, essendo proibito al medico ebreo ogni contatto con pazienti "ariani".

La sanzione scatta anche in Provincia di Pesaro quando a Borgopace nel '41 salva da sicura morte una partoriente e suo figlio, episodio comprovato dall'ostetrica la quale ha richiesto il suo intervento in mancanza di medici. Eppure l'internato viene punito con un trasferimento d'autorità.

A Sant'Agata Feltria, dove è compresente con Vittorio Pugliese e con Aldo Moscato, resta pochi mesi ma fa in tempo a stringere amicizia con l'internata inglese Joanne Larkin, con grave scandalo per le forze dell'ordine. Queste sottolineano che il dottore si è reso subito popolare in un centro eminentemente "pettegolo", dove è facile per lui trarre in inganno la popolazione, specie femminile, facendo credere di essere ariano e internato solo perchè ungherese.

Nel passaggio alla nuova destinazione - Urbania, stessa provincia - la questura fa la sintesi delle sue colpe, prima di tutto il fatto di non aver lasciato il Regno come gli era stato ordinato di fare in quanto ebreo straniero, in secondo luogo la perseveranza nel voler "esercitare la professione di medico tra la popolazione ariana", nonostante la diffida che gli era stata comminata a Borgopace. 

Alla fine del '41 giunge a Urbania dove è regolarmente sussidiato. Ben presto viene trasferito di nuovo, questa volta fuori provincia, nel viterbese. Da Bolsena il dottor Winter, "specialista in Tisiologia Reparto bambini, Clinico delle malattie respiratorie etc..", chiede al podestà di Urbania la trasmissione dei suoi documenti al nuovo comune e lo fa su carta intestata, a nostro parere con particolare soddisfazione.

Da Bolsena a Latera. Qui il dottore viene nuovamente segnalato: cura i contadini ammalati in sostituzione del medico ufficiale, vecchio e incapace, richiamato in servizio solo perchè non c'era nessun altro. I medici giovani infatti sono tutti al fronte. Nel febbraio '43 un intervento in suo favore da parte del direttore del Banco di Napoli affinché possa ottenere una breve licenza a Roma, pare cadere nel vuoto. Oltre che a lui, lo scrivente si interessa a Mieli Settimio, in quel momento internato a Pesaro.

Le autorità locali rimarcano poi che l'internato tende a sfuggire alla censura sulla corrispondenza. In precedenza era stata fermata una lettera di sua sorella Anita da Wadna, Ungheria, dove lei dava notizie di parenti e della madre, e non si capiva proprio cosa ci fosse di sospetto.

L'ultima tappa è il campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS). Il giovane medico vi resta solo tre mesi, poi il 7 settembre '43 fugge per mettersi in salvo. Dopo la Liberazione torna a vivere a Roma. In un documento del marzo '45 è citato assieme ai correligionari ex internati E.Weisz (Bianchi), M.Z. Hantwurcel, K. Schwarz e L. Scharfberg per la verifica da parte di prefettura e questura del periodo di costrizione e limitazione della libertà subite in Provincia di Pesaro.

Per una biografia più ricca si veda Con foglio di via, citato nelle fonti pubblicate.