Scheda

Ancona Arrigo (caso particolare)



Didascalia:

Ancona Arrigo in età matura, in un ritratto di proprietà della figlia Anna.

Famigliari compresenti: moglie e due figli
Coniugato/a con: Cesana Margherita (Rita)
In Italia a: Venezia
Percorso di internamento: Urbania (PS) dopo l'8 settembre '43. Carcere a Urbino dal 3/12/'43 al 1/4/'44.
Ultima località o campo rinvenuti: Urbino (PS)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: Piobbico (PS)
Fonti: ASP; CS; ASCU; TAA; Com.EV.
Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Di professione medico chirurgo, era stato combattente nella Grande Guerra, capitano medico dell’esercito e ferito di guerra, e per meriti militari il 20 marzo del '39 aveva ottenuto la discriminazione, estesa poi a tutta la famiglia. Nonostante tale presunto beneficio, il 14 settembre ’43, pochi giorni dopo l’armistizio, fugge da Venezia con la moglie Rita e i figli, entrambi minorenni (Paolo, nato l’8/12/’27 e Anna, nata il 21/2/’38). Raggiungono Urbania in Provincia di Pesaro, dove contano sull’aiuto di una famiglia locale conosciuta dal figlio e riescono a trovare una sistemazione.

Il 3 dicembre '43 vengono fermati dai carabinieri con un gruppo di altri ebrei. Nel verbale d’arresto, Arrigo Ancona, la moglie Rita Cesana e il figlio Paolo sono considerati “sfollati” al pari della famiglia Szantò, mentre gli altri arrestati sono gli internati Joseph Hes, Joseph Timan, Helmann Ralph e Salomone Levi di Michon. Dunque gli Ancona sono un caso particolare, anche se si presume che subiscano tutti un periodo di internamento dopo la reclusione, come attestato da un documento che definisce internata la signora Rita, moglie di Arrigo.
Dalla testimonianza della figlia Anna, che verrà separata dai famigliari durante la loro incarcerazione, siamo venuti a conoscere fatti e particolari sulla vicenda, che illuminano e completano quanto rinvenuto negli incartamenti.

Il padre viene trasferito dal carcere all’Ospedale di Pesaro e quando si riprende dalla malattia riesce a incontrare il questore per chiedere la liberazione dei due congiunti. Essi in effetti vengono liberati prima di lui che, giudicato non idoneo al campo di concentramento per ragioni di salute, è scarcerato il 1° aprile ’44. Allora li raggiunge a Piobbico, sempre in Provincia di Pesaro, dove nel frattempo si era trasferita la famiglia amica che si stava prendendo cura della piccola Anna, a causa del bombardamento su Urbania del 23 gennaio ’44.

A Piobbico il figlio Paolo viene catturato dai soldati germanici per il lavoro coatto. Arrigo Ancona allora si spaccia per tedesco - parla perfettamente la lingua ed è biondo (!) - e, avvalendosi delle sue competenze mediche, riesce a convincere i colleghi germanici che il ragazzo non è idoneo al lavoro per gravi problemi di salute.

I due uomini tornano indietro, ma non per restare a Piobbico: Paolo decide di unirsi ai partigiani mentre Arrigo va incontro agli alleati. Attraversa il fronte e raggiunge Roma. 

Dopo la liberazione del territorio, Arrigo Ancona si ricongiunge alla moglie e alla figlia a Piobbico, e qui presta la sua opera di medico presso la popolazione locale che vive in condizioni di grande povertà e arretratezza. Nel novembre ’44 la famiglia ritorna a Urbania. Il rientro a Venezia - sul cassone di un camion - può avvenire solo nel giugno del ’45. La loro casa è stata occupata dai tedeschi ma la domestica, cattolica, ha salvato tutti i loro beni.

Tra le vittime della Shoah nella cerchia famigliare, Anna ricorda i cugini del padre, Elena Camerino e il marito Riccardo Luzzatto, catturati a Roma nella razzia del 16 ottobre '43. Tra gli amici di famiglia, Arrigo Jerurum e le giovani figlie Jole e Marisa, catturati nei pressi di Venezia.