Scheda

Ascoli Angelo



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del marzo '41.

 

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: Lupacchini Griseide
In Italia a: Ancona
Percorso di internamento: Sassoferrato (AN) dagli ultimi mesi del '40 a marzo '41; Pesaro dal 21/3/'41 fino alla revoca avvenuta nel sett./ott. '41.
Ultima località o campo rinvenuti: Pesaro
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti:

ASP; Car; ASAN.2, f. Sonnino Gino; ASFo (Ebrei, b.2, f. opere d'arte).


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Non conosciamo con esattezza l’inizio dell'internamento. Presumiamo che debba collocarsi intorno a settembre 1940 quando il prefetto di Ancona lo bolla come “il più noto e facoltoso giudeo” della città.

Ascoli, commerciante all'ingrosso di tessuti con negozio in Piazza Umberto, nel settembre '38 veniva definito milionario e segnalato in via riservata dalle forze dell'ordine tra gli agiati cittadini ebrei di Ancona.

Nel dicembre '40 il suo nome è associato a quello di un altro commerciante ebreo di Ancona, Gino Sonnino, come lui internato a Sassoferrato e dimorante nella stessa locanda, quella di Franca Maria in Ciccarelli, presso la quale consumano anche i pasti.

Il 24 gennaio seguente i due internati sono oggetto di una dettagliata relazione del prefetto T. Tamburini al Ministero dell'Interno. Questi i rilievi più gravi: l'essersi trattenuti in casa del locale farmacista ben oltre l'orario consentito e l'aver usufruito di un pranzo a base di "pasta asciutta" per due martedì consecutivi, mentre le tassative disposizioni in materia annonaria vietano di servire il piatto in quel giorno della settimana.

Inoltre, la moglie di Ascoli, Lupacchini Grieseide, nelle visite al marito elargisce sussidi e donazioni ai bisognosi del posto, con la conseguenza che i due coniugi appaiono persone "degne di rispetto" e magari vittime "di rappresaglie".

Per l'infrazione citata la trattoria viene chiusa per un mese e i due cittadini anconetani sono trasferiti da Sassoferrato. 

Nel passaggio di sede, il prefetto di Ancona riassume il caso di Ascoli, ricordando che "lo stesso venne internato perché in tutte le manifestazioni del vivere civile ha dimostrato incorreggibile spirito di fraudolenza ebraica ed è ritenuto capace di svolgere propaganda disfattista" (marzo '41). 

Il fatto che a quella data, due dei tre figli dello stesso fossero combattenti in Africa settentrionale poteva essere un elemento a favore, ma, come già detto, la famiglia viene giudicata negativamente qualunque cosa faccia. Anche la conversione della moglie di Angelo all'ebraismo, come pure il suo ritorno al cattolicesimo dopo il varo delle leggi razziali, non passano inosservati.

La sede successiva è Pesaro, dove l'internato giunge nel marzo del '41. Ovviamente non viene sussidiato. 

Infine nel settembre/ottobre di quell'anno è concessa la revoca per ragioni di salute, ma con divieto di rientro ad Ancona. Con la moglie, l'ex internato si trasferisce a Riccione dove possiede una villa.

Negli ultimi mesi del '43 i coniugi ne subiscono la requisizione da parte degli occupanti tedeschi e sono costretti a rifugiarsi altrove. Si salveranno nelle campagne marchigiane.