Scheda

Astrologo Mario Vittorio



Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: separato
In Italia a: Roma
Percorso di internamento: Piobbico (PS) dal 2/11/'40 ad aprile '41; Borgopace (PS) per pochi giorni; c.d.c. di Isola Gran Sasso (TE) dal 20 aprile a settembre '41; c.di c. di Urbisaglia (MC) dal 26/9/'41 al 10/1/'42; San Ginesio (MC) da gennaio a luglio '42; Noepoli (PZ) dal 15/7/'42 a maggio '43; Rapino (CH) dal 17/5/'43 al 30/7/'43, data della revoca.
Ultima località o campo rinvenuti: Rapino (CH)
Deportato: no
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: Roma
Fonti:

ASP; ASCPI; ASMAC; Urb; Car; CampiF-Chieti; Nomi.


Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Era venditore ambulante, padre di sei figli e separato dalla moglie. Come successe a diversi suoi correligionari, perse la licenza per l'esercizio della professione in quanto gli venne revocata per ragioni razziali.

Il 13 settembre ’40 è incarcerato a Regina Coeli in previsione dell'internamento. La motivazione dell'arresto suona come una beffa: è definito dalla questura romana "ebreo dedito all'ozio". 

Inviato in Provincia di Pesaro, a Piobbico, è giudicato non abbiente e viene sussidiato, come risulta anche da documenti d'archivio. Nel gennaio del '41 indirizza alle forze dell'ordine una lettera accorata per sapere perché si trovi relegato in un piccolo paese e non possa vivere nella sua Roma che sogna "giorno e notte". In risposta ottiene un lapidario chiarimento dal Questore di Pesaro: l'internamento "è dovuto all'appartenenza alla razza ebraica".

A Piobbico, dove pernotta in una camera dell’ex ospedale civile, stringe amicizia con un altro internato romano, Giacobbe Fatucci, con il quale viene colto ben presto in infrazione: una sera li si vede uscire dall’abitazione di una donna alle ore 22,15, dunque ben oltre “l’ave maria”. Per tale mancanza si dispone un immediato trasferimento punitivo. Quando lascia la stanza, Astrologo smarrisce una sorta di proclama scritto a matita e alquanto scorretto - ma solo sul piano grammaticale - in cui invita al progresso e alla pace e manifesta il suo orgoglio di essere ebreo. I carabinieri fanno notare che l’internato ha una mente disturbata ed è “infatuato di appartenere alla razza ebraica”.

Inviato a Borgopace (PS), Astrologo vi resta per pochi giorni, con ogni probabilità per mancanza di posto, visto che dimora presso la famiglia che gestisce il negozio di generi alimentari e la rivendita dei vini.

In seguito conosce altre cinque sedi obbligate, fra cui due campi di concentramento, quello di Isola Gran Sasso (TE) e quello di Urbisaglia (MC). Dal primo dei due viene trasferito al nord entro un gruppo di trentadue ebrei, a cura della questura di Teramo. L’ordine del ministro è datato 11 settembre ’41. Tra gli altri, sono con lui alcuni correligionari che transitano anche in Provincia di Pesaro, come Alberto Di Porto, Vito Fano e Ubaldo Veneziani, oltre ad altri in rapporto con Giuseppe Levi, come Vittorio Sermoneta e Paolo Levi.

Nel febbraio ’42 Astrologo è a San Ginesio (MC) dove alloggia presso privati. Di qui chiede una breve licenza per la capitale, accampando ragioni commerciali. La questura romana non riconosce tale necessità e nega il permesso. L’internato rinnova richieste, anche quella di ottenere indumenti che gli sono indispensabili. La prassi da seguire per le necessità che vanno al di là della pura sopravvivenza è rigida e spesso inconcludente, tanto è vero che nel caso presente viene interpellata anche la ex moglie per sapere se abbia abiti da uomo per il marito. Fortunata Di Castroda cui è separato legalmente fin dal ’38, vive in Trastevere facendo la domestica per allevare i sei figli e, a detta della questura, non ha più gli indumenti del marito. 

Astrologo sottolinea ripetutamente il suo essere italiano ed ex combattente della prima guerra mondiale, sperando in un trattamento più favorevole. Da Roma invece in quello stesso mese di febbraio del '42 giunge la segnalazione che non ha reso la dovuta dichiarazione di appartenenza alla razza ebraica, poi eseguita d’ufficio. L'ufficio ministeriale preposto alla “razza” conosce perfettamente il suo indirizzo in via della Giuliana. In definitiva si invita la prefettura di Macerata ad applicargli le sanzioni previste dalla legge.

Nel maggio '42, sempre da San Ginesio, Astrologo si rammarica perché gli si proibisce di disegnare vedute prospettiche del paese, attività che gli sembra del tutto innocua. Si rivolge per questo anche al partito fascista e il segretario del Fascio chiede al questore le ragioni della proibizione, visto che anche nella sede precedente si permetteva  all'internato di dipingere. La motivazione è annotata a mano: "è un pessimo copista".

Intanto i carabinieri locali sottolineano il carattere eccessivamente esuberante di Astrologo che “va in giro gesticolando e cantando” e propongono per lui il campo di concentramento. 

Il mese seguente scatta l'ordine di trasferimento. L'internato è destinato a Noepoli in Provincia di Potenza, dove resta per circa un anno. La preoccupazione dei superiori è per i costi del trasporto, visto che le valigie dell'internato vengono spedite per ferrovia. Astrologo invece si preoccupa per le carte annonarie per pane e “generi da minestra”, dimenticate a San Ginesio.

Nell’estate ’43, dopo un ulteriore periodo di restrizione in Provincia di Chieti e quasi tre anni di allontanamento da Roma, con il Governo Badoglio giunge la revoca dell’internamento. Non sappiamo dove ripari Mario Vittorio nei drammatici mesi che seguiranno.

A guerra finita - nel maggio ’45 - l'ex internato presenta un esposto in cui fa presente di trovarsi in cattive condizioni finanziarie. Lamenta che mentre si trovava a Urbisaglia i carabinieri di Monte Mario, a Roma, gli avevano sequestrato la merce che aveva in deposito presso il cognato, e che a San Ginesio e a Noepoli le stesse forze dell’ordine avevano requisito i suoi quadri.

Pare che il riferimento ai dipinti non sortisca alcun effetto, se è vero che l'appello viene ripetuto più volte. Nel '57 lo stesso avvia la pratica per ottenere un risarcimento nella forma della pensione di guerra, non sappiamo se soddisfatta dalle autorità.

Nella famiglia di Mario Vittorio si contano almeno due vittime della Shoah, il fratello Isacco, arrestato nel febbraio '44 a Roma e deportato ad Auschwitz, e il fratello Cesare che militava nel Partito d'azione e fu una delle vittime delle Fosse Ardeatine.