Scheda

Franchetti Leonardo



Didascalia:

Dalla scheda segnaletica della Questura di Pesaro del 4/7/'40.

Famigliari compresenti: /
Coniugato/a con: coniugato
In Italia a: Vercelli
Percorso di internamento: In Provincia di Pesaro: Sant'Angelo in Vado dal 4 luglio al 15 settembre '40, Sassocorvaro dal 15 settembre '40 a gennaio '42, Mombaroccio dal 16 gennaio ai primi di marzo '42. Di seguito in Provincia di Macerata: Castelraimondo, Matelica e San Severino Marche. Avezzano (AQ) in giugno e luglio '42. Rientro in Provincia di Macerata e dal 10 agosto '42 licenza a Roma fino a tutto settembre. Campo di concentramento di Città Sant'Angelo (PE) in ottobre e novembre '42; Fano (PS) dal 6 al 23 dicembre '42, data della revoca per atto di clemenza del duce.  
Ultima località o campo rinvenuti: Fano (PS)
Deportato: s
Ucciso in Italia: no
Dopo la fuga e/o la liberazione a: /
Fonti: ASMAC; ASCSAINV; LM/AM; M/M; IMP; YV; ASP; ASCS; A4; MSTo; TSS; M.Sol.
Presente fasc. in ASP: s
Profilo biografico:

Ragioniere e commercialista, era impiegato presso una società di produzione cinematografica e viveva tra Torino, Biella e Vercelli. Già iscritto al CPC, ne era stato cancellato nel '35 in quanto ritenuto non più "sovversivo".

La sua inquietante vicenda politica lo vede per diversi anni all'estero in contatto con antifascisti, mentre in Italia è iscritto al PNF, si proclama ammiratore del Duce e risulta essere un informatore della polizia.

L’internamento inizia nel luglio '40 a Sant'Angelo in Vado e prosegue con altre due sedi della stessa provincia di Pesaro. La prima di queste è Sassocorvaro dove viene trasferito per ragioni di salute. Qui Franchetti  si incontra con Giuseppe Levi e raccoglie le sue confidenze per poi riferirle alle forze dell’ordine, provocandone l'invio in campo di concentramento.

Dopo oltre un anno, per contravvenzione agli obblighi per gli internati e per aver intrattenuto rapporti non consentiti, Franchetti è destinato a Mombaroccio. Di qui passa alla Provincia di Macerata dove cambia diverse sedi anche per brevi periodi. Nel maggio '42, nel trasferimento da Castelraimondo a Matelica, il prefetto lo raccomanda al maresciallo dei carabinieri e al podestà del nuovo comune: l'internato dovrà godere di maggiore libertà rispetto agli altri e va autorizzato a rientrare nell'abitazione oltre l'orario fissato “per gli internati in genere. Trattasi di elemento di ottima condotta”, conclude. A Matelica il Franchetti prende alloggio presso casa privata (27maggio '42).

Dai documenti in nostro possesso risultano numerosi movimenti, non sempre chiari. Del resto le sue lettere – anche alla questura di Macerata – fanno riferimento ad “affari” o “compiti” che lui deve svolgere per il “capo”. Così pare per il breve soggiorno ad Avezzano e forse per quello a Città Sant'Angelo dopo la licenza a Roma. C'è poi un rapporto con un'internata inglese - W. L. - che viene coinvolta in un'importante “missione” da Franchetti.

Intanto, per lui, ragioni di salute confermate dal medico provinciale rendono possibile l'approvazione di una licenza a Roma, previo parere favorevole del Prefetto di Macerata che così si esprime scrivendo al Ministero dell'Interno il 13/05/'42:”... Franchetti merita tale beneficio per aver spontaneamente e proficuamente concorso in alcune indagini che hanno portato alla scoperta di gravi addebiti a carico di sudditi stranieri e di ebrei italiani internati a Castelraimondo e Camerino...”. Seguiranno separati rapporti.

Al rientro in internamento viene assegnato al campo di concentramento di Città Sant'Angelo (PE) per restarvi da ottobre a novembre '42 e ritornare a dicembre nel pesarese, a Fano, dove ottiene la revoca per atto di clemenza del duce.

Una volta liberato, Franchetti ritorna a Vercelli ma non alla salvezza. Arrestato a Milano nel '43, deportato in Germania nel campo di concentramento di Langelfeld, viene fucilato con altri 700 prigionieri il 22 aprile del 1945. Nell'immediato dopoguerra si fa luce sulla sua vicenda attraverso le questure. “Intraprendente e millantatore”, così lo definisce nell'ottobre '45 il questore di Pesaro. A Sassocorvaro  nel 2013 è ancora ricordato per la sua avvenenza, la cura della persona e la raffinata eleganza. In effetti quando nel 1942 aveva lasciato il paese, la sua camera era stata perquisita dai carabinieri i quali stilarono un lungo inventario di indumenti e accessori, non certo comuni per i tempi e per la sua condizione di internato ebreo.

Sulla vicenda che lega Franchetti a Giuseppe Levi si veda la biografia di quest’ultimo, Il ponte sette luci. Per altre situazioni ben documentate, è utile la fonte indicata come M.Sol.